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Soppresso perchè efficiente – addirittura premiato dal ministro Brunetta, mai tenero con i «suoi» lavoratori – e con i conti in attivo. È la paradossale situazione in cui si versa l’Ipost, l’ente di previdenza riservato ai lavoratori delle Poste, che si è ritrovato inaspettatamente nella lista nera di Tremonti, quella che nella manovra economica bolla come «inutili» alcuni enti statali, decidendone l’abolizione.
Nel caso dell’Ipost, per la precisione, si tratta dello «scioglimento» all’interno dell’Inps: i 300 dipendenti passerebbero direttamente all’Istituto nazionale di previdenza, mentre una trentina di interinali, precari a vario titolo con parecchi anni di «anzianità», famiglie a carico e mutui da pagare, rischiano il posto tout-court. Ma non sarebbero solo i dipendenti a passare sotto l’egida dell’Inps, e qui sta la «furbata» di Tremonti: verrebbe trasferita anche la cassa, costituita dall’avanzo di amministrazione dell’Ipost, circa 2 miliardi di euro, che sono soldi di e per i postali. E che, invece, andrebbero a rimpinguare le casse statali con destinazione generica.
Il paradosso sta anche nel fatto che l’Ipost, pur essendo un ente pubblico, non gode di alcun trasferimento statale, visto che il denaro gestito appartiene interamente ai lavoratori delle poste: l’istituto, insomma, non grava in … Continue Reading »

Il provinciale

Se ho capito bene, il governo ha deciso di sopprimere le province con meno di 220 mila abitanti, escluse quelle che confinano con Stati esteri o che, nello sfortunato caso in cui non confinino, si trovano in una regione a Statuto Speciale (come la sarda e tentacolare Ogliastra, 58.389 abitanti), oppure hanno un ministro amico del presidente della provincia, oppure si estendono per un numero di chilometri inferiore alla metà della circonferenza della pancia del segretario provinciale moltiplicato pi greco. Se ho capito bene, la provincia di Rieti si è già cautelata, chiedendo a quella di Roma di cederle una parte della Sabina (acquisita ai tempi del famoso ratto) così da rientrare nei requisiti di sopravvivenza. Se ho capito bene, con la soppressione della provincia di Isernia, la provincia di Campobasso coinciderà con l’intero Molise, che potrebbe quindi essere soppresso in una reazione a catena che costringerà il molisano Di Pietro a chiedere asilo politico al parco dell’Abruzzo. Se ho capito bene, la provincia di Massa Carrara, abolita nonostante l’opposizione dell’unica opposizione rimasta in Italia, il portiere carrarese Buffon, si gemellerà con quella di Lucca, ripristinando i confini sanciti da Napoleone. Se ho capito bene, la norma sulla soppressione delle province è stata annunciata e poi smentita e poi infarcita di deroghe e infine rimandata a un decreto attuativo che le salverà tutte.
Ma forse non ho capito bene. Perdonatemi, sono un provinciale.
Fonte: Massimo Gramellini – La Stampa

Il Paese non può assistere da spettatore indifferente a notizie sconvolgenti che in altre democrazie sarebbero priorità assolute. Mettiamo per un momento da parte tutto il resto, la manovra finanziaria e la crisi, Berlusconi e Fini, le questioni interne ai partiti e fermiamoci tutti, destra e sinistra, a riflettere sulle parole di Piero Grasso. Si, i galantuomini di destra e di sinistra, perché in ballo ci sono i fondamentali della democrazia. C’è davvero un pezzo dello Stato dietro la morte di Falcone e Borsellino, le stragi del ‘92 e ‘93? Se é così, che cosa c’è di più importante da chiarire ora e subito?”. La denuncia di Walter Veltroni arriva dopo quella scioccante del procuratore antimafia Piero Grasso: “Nel ‘93, Cosa nostra ha avuto in subappalto una vera e propria strategia della tensione” “Le stragi furono organizzate anche da pezzi dello Stato per aiutare una nuova forza politica”.
Davanti a rivelazioni così sconvolgenti, la prima reazione dei cittadini è chiedersi: fin dove si parla di fatti accertati e dove comincia invece la dietrologia?
“Non esiste e non deve esistere alcuna dietrologia. Il procuratore Grasso è del resto uomo assai prudente e responsabile. E ogni informazione andrà vagliata con assoluto rigore. Tuttavia da ciò che emerge le inchieste stanno arrivando alla conclusione che Falcone e Borsellino sono stati uccisi, con e attraverso la mafia, almeno con la attiva … Continue Reading »

La mattina del 28 maggio 1974 una bomba esplode sotto i portici di piazza della Loggia a Brescia, mentre è in corso una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato antifascista. L’attentato rivendicato da Ordine Nero, provoca otto morti Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi e Vittorio Zambarda, ferendo anche 103 persone.
Oggi, dopo 36 anni, il 28 maggio del 1974 è una ferita aperta per Brescia, è un pugno nello stomaco per tutti quelli che hanno vissuto quegli anni.
Vi portiamo tutti nel cuore! Non vi dimenticheremo

Livia Bottardi Milani
Anni 32 - CGIL Scuola -
Queste righe non sono sufficienti per ricordare l’attività e l’impegno di Livia.
La CGIL scuola, l’AIED, il circolo del cinema, proprio per i problemi politici, sociali e umani che proponevano, furono certamente i centri maggiori dei suoi interessi. Fra i vari documenti ritrovati, c’è una frase molto significativa che rivela di quanto sia stato profondo il suo contributo per le libertà civili: “Esistiamo, quando prendiamo coscienza di noi e del mondo in cui lavoriamo ”

Clementina Calzari Trebeschi
Anni 31 - CGIL Scuola -
Fra i fondatori del Sindacato scuola CGIL con Livia Bottardi Milani e Alberto Trebeschi. La costante ricerca per un impegno politico e culturale e in stretto collegamento anche operativo con la realtà di ogni giorno, hanno spinto Clementina a potenziare e rinnovare quegli ideali di giustizia sociale che erano alla base della sua scelta politica. Clementina collaborò alla stesura del libro di Alberto Trebeschi, compagno della sua vita, caduto anch’ egli in quel mattino del 28 maggio a Brescia.

Giulietta Banzi Bazoli
Anni 34 – CGIL Scuola -
Nella mozione della loro assemblea del 1 Giugno 1974, gli studenti di Giulietta hanno scritto: “Di fronte al tentativo di mistificare i connotati politici di questi caduti, facendoli passare per individui casualmente coinvolti nella strage, é necessario testimoniare l’impegno politico che li ha portati al sacrificio” … I giovani sanno essere giudici attenti e sagaci. Giulietta era così: non per nulla dietro la sua bara c’era una semplice bandiera rossa.

Alberto Trebeschi
Anni 37 – PCI – CGIL Scuola – Circolo del Cinema
Studioso, ricercatore, aveva elaborato la massima parte di un’opera dal titolo “Fisica e filosofia”, Alberto era anche l’uomo che agiva per realizzare quanto teoricamente riteneva giusto e serio. In una delle pagine del suo diario si legge: …” Se mi andasse di perdere il sapore del travaglio intellettuale, in me rimarrebbe esclusivamente l’animale e questo rappresenterebbe il primo passo verso la morte, la vera morte che è quella dello spirito…”

Euplo Natali
Anni 69 – PCI
Nativo di Cereto d’Esi, in provincia di Ancona, nel 1941 viene licenziato dal reparto Sider per le sue idee antifasciste. Durante la Resistenza opera nei Gruppi d’azione Partigiana e alla liberazione è uno dei tre rappresentanti del CNL della provincia di Brescia. Le ultime testimonianze di amici raccontano di Euplo e delle sue esternazioni;egli diceva: “E’ inutile, il problema è sempre quello, bisogna sconfiggere quella indifferenza che è la matrice del fascismo “….

Bartolomeo Talenti
Anni 56 - FLM
Era iscritto al sindacato. Era il “papà” per tanti giovani. Gli amici lo chiamavano “Batolo” e non aveva tanti grilli per la testa. Fu lavoratore a domicilio quando non esistevano né Mutua e né assicurazione. Era un bravo armaiolo, un mestiere che i Talenti si tramandavano da padre in figlio. La sua morte fu appresa a tarda sera, era stato riconosciuto tramite un vecchio cartellino paga.

Luigi Pinto
Anni 25 – CGIL Scuola -
Luigi lasciò Foggia agli inizi degli anni “70, tecnico in Sardegna fino ai primi incarichi di insegnamento delle Applicazioni Tecniche nella scuola media dell’obbligo, per andare a Rovigo, a Ostiglia ed infine a Siviano di Montisola, nella provincia di Brescia. Un percorso difficile ma maturo con la consapevolezza delle proprie forze, ereditate da una civiltà che non è solo mafia, ma cultura intesa non solo come espressione della natura dei nostri modi di vivere, ma anche come passione per la dolcezza e la luce, e ciò che più conta, la ragione di farle prevalere.

Vittorio Zambarda
Anni 60 - PCI
Era andato in pensione da pochi giorni. Per lui non sono riusciti neppure ad aprire la pratica, la bomba neofascista l’ ha stroncato prima dei termini stabiliti dalla legge. Era un lavoratore edile, umile compagno ed un amico per tanti; la sua giovialità non l’aveva nemmeno persa nei giorni più difficili della sua travagliata vita. Venne a mancare il 15 giugno 1974, in seguito alle ferite riportate nell’attentato.

E’ TEMPO DI UN PRIMO RENDICONTO: HO RACCOLTO QUI UNA SCHEDA PER CIASCUN0 DEI TEMI MAGGIORI DELL’AGENDA POLITICA INTERNA NAZIONALE, SCEGLIENDONE L’AUTORE SECONDO IL SOLO CRITERIO DELLA COMPETENZA E DELL’INDIPENDENZA DI GIUDIZIO
Rassegna a cura di Pietro Ichino, nel secondo anniversario della XVI legislatura, 26 aprile 2010.
Sommario:
1. Le istituzioni: una promessa di federalismo; tutto il resto per ora rimane nel limbo (a cura di Stefano Ceccanti)
2. L’efficienza delle amministrazioni pubbliche: un programma ambizioso paralizzato dalle contraddizioni interne al Governo (a cura di Alberto Comino)
3. L’economia e la finanza: bene il bilancio, ma manca la cura per il “male oscuro” dell’economia italiana (a cura di Luigi Guiso)
4. Le liberalizzazioni e la promozione del merito: bene la fine della vecchia politica industriale, malissimo Alitalia (a cura di Roger Abravanel)
5. Lavoro e relazioni industriali: la contrattazione collettiva tenta di decentrarsi, resta l’apartheid tra gli iper-protetti e i paria (a cura di Pietro Ichino)
6. La previdenza e gli ammortizzatori sociali: qualche segnale positvo sull’età pensionabile, Cassa integrazione a fiumi anche dove occorrerebbe tutt’altro (a cura di Pietro Ichino)
7. La giustizia: due anni all’insegna delle leggi ad personam (a cura di Luigi Ferrarella)
8. La scuola: per ora solo tagli (a cura di Daniele Checchi)
9. L’immigrazione: sbarchi ridotti, pene aggravate, poche misure per l’integrazione (a cura di Massimo Livi Bacci)
10. Politica di bilancio (a cura di Silvia Giannini)

Per chi volesse scaricare l’intero documento con i 10 commenti in formato PDF lo può fare qui.

In un’intervista data al Corriere della Sera di martedì, sono stato un po’ sbrigativo. È colpa mia: non sono bravo a dare interviste, mi immergo in discorsi lunghissimi e complicati e poi mi meraviglio se il giornalista prende il succo e non dà spazio a tutte le motivazioni (che sul Corriere prenderebbero forse lo stesso spazio che veniva concesso a Oriana Fallaci dopo i fatti dell’11 settembre). Però, insomma, mi sembra che venga fuori che per me uno dei problemi di questo paese sia Marco Travaglio (ipotesi molto suggestiva, tra l’altro, ma non veritiera). Il problema di questo Paese, è bene dirlo una volta per tutte, è Silvio Berlusconi.
Da lì, come un detonatore, derivano tutti gli altri. Insisto da tempo col dire che ci sono modi e modi di affrontare questo problema, e che questi modi segnano una diversità tra coloro che compongono la squadra del resto del mondo. E ho indicato, a proposito del tifo scomposto che stiamo facendo per Fini, coloro che non sono di sinistra e ai quali pure la sinistra si è completamente affidata. Ho citato Di Pietro e Grillo, motivando la mia incomprensione. E poi Travaglio, senza motivarla. Ecco. Ci tengo molto a chiarire questa cosa. Volevo soltanto dire che Travaglio, per la sua storia e anche per sua convinzione più volte espressa, non è di sinistra. E volevo dire che trovo molto curioso che tutto il popolo della sinistra si affidi ormai a Continue Reading »

«L’Europa non è al collasso, ma certo occorrerebbe uno psichiatra per l’Unione. In realtà non c’è alcun elemento per cui si possa collassare». Romano Prodi, già presidente della Commissione dell’Unione europea, risponde così a chi crede, come l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, che stia crollando il disegno europeo.
Eppure, professore, qualche scricchiolio sinistro si avverte non foss’altro per una mancanza di unità di vedute tra i paesi dell’euro sugli aiuti alla Grecia.
Disastri in questa discordanza politica ne sono già stati prodotti abbastanza, speriamo che quello schema di intervento elaborato, che era così elementare e così semplice, possa essere messo in atto. D’altra parte questa non è una tempesta che viene dall’interno dei paesi dell’Unione europea, quanto piuttosto è una tempesta originata dalla speculazione internazionale che approfitta dell’assenza della politica.
La tempesta trova un’Europa incompiuta e, per certi aspetti, anche indifesa. Non crede che mai come oggi si avverta l’esigenza di un governo politico dell’economia?
All’epoca della costruzione dell’euro, la commissione da me presieduta ha proposto e lavorato per mesi affinché, accanto a un’autorità di politica monetaria come la Banca centrale europea, fosse prevista un’autorità capace di coordinare la politica economica.
Un’autorità che avesse il compito di monitorare i comportamenti dei singoli paesi, di sanzionare quelli non corretti, di Continue Reading »

La crisi del Pdl è la fine di un’ipotesi di partito? Non sono ancora chiari gli esiti del conflitto esploso in modo plateale e scomposto tra i due co-fondatori. E se dopo la direzione di giovedì scorso i ritmi del confronto si sono fatti in apparenza meno sincopati e il passo dei protagonisti più lungo e più cauto, la frattura appare profonda e difficilmente componibile.
Lo spettacolo offerto dal Pdl non è certo edificante, con la guerriglia interna avviata dalla pattuglia finiana e il presenzialismo televisivo di Fini, a cui fa puntale e velenoso contraltare il Giornale di Feltri.
In ogni caso si assiste al confronto tra due profili, uno reale e l’altro ancora tutto virtuale e da verificare, della destra italiana.
Quella laica ed europea vagheggiata da Fini e quella populista e autoritaria impersonata da Berlusconi. La prima vuole essere nazionale e moderna, ancorata al valore dell’unità d’Italia e rispettosa del principio di legalità.
La seconda fa leva sull’idea distorta di sovranità popolare, in cui il consenso elettorale è una delega in bianco al presidente del consiglio. La prima vuole essere un partito, con tutto ciò che sul piano organizzativo e politico questo termine esige: radicamento e rappresentanza territoriale, pluralismo interno e ruolo di mediazione tra società e istituzioni. La seconda si autodefinisce “popolo”, non conosce articolazioni interne e prende vita agli ordini del capo, Continue Reading »

Va bene, il caminetto ha rimesso un po’ le cose a posto, se non altro ha corretto l’immagine di un Pd impaurito e incerto sul da farsi. Fra parentesi, è un peccato che la riunioncina dei big abbia “coperto” la notizia della preparazione dell’assemblea nazionale del 20 maggio, con le “10 idee” a cui stanno lavorando tutti i forum del partito sotto la supervisione di Enrico Letta: i giornali al massimo si occupano di un cosa sola alla volta, e non c’è redattore che non preferisca dedicarsi alla ricostruzione di un vertice ristretto piuttosto che dilungarsi sulle questioni programmatiche.
Okay. Però i problemi di fondo restano tutti là. E ogni giorno che passa si appesantiscono.
Basta fare un giro alla camera per sentire tante, troppe voci di parlamentari e dirigenti sempre più nervose o stanche o demotivate.
D’altronde, basta leggere i giornali. Ieri Europa ha dato conto di una riunione di esponenti ex rutelliani che si vanno ponendo l’interrogativo su cosa ci sia «oltre il Pd». Giorni fa un importante dirigente ci raccontava di «diversi popolari con la valigia in mano». Un altro ex ppi come Giorgio Merlo ieri ha dichiarato che «è ora di uscire dagli equivoci». Si registrano malumori in ambito veltroniano o per meglio dire nel gruppo dirigente del “primo Pd”. Talvolta esplodono polemiche poco comprensibili ai comuni mortali, come è capitato recentemente fra D’Alema e Continue Reading »

Il Pd, se intende davvero coltivare la sua ambizione a essere non solo opposizione ma vera alternativa di governo, non avrebbe interesse a uscire da tutte le partite dove il gioco è truccato, partite nella quali il Pd e i suoi ascendenti hanno pur giocato nel corso dei decenni? Cominci, il Pd, a uscire da quella che meglio e di più rappresenta le incrostazioni della “spartitocrazia”, vale a dire dal servizio pubblico radiotelevisivo.
Come? In maniera chiara e univoca, compiendo tre passi indietro come pre-condizione per qualsiasi credibile battaglia in parlamento per ottenere un nuovo assetto radiotelevisivo.
Primo: uscire dal cda della Rai, perché è evidente da tempo che avere un presidente di “garanzia” alla Rai, più un paio di consiglieri di opposizione, non garantisca la qualità e il pluralismo ma, al contrario, li renda conniventi/ complici della lottizzazione; secondo: rinunciare alla presidenza della commissione bicamerale, perché lo stato di dormiveglia nel quale si trova la commissione fa sì che il suo ruolo di vigilanza e di indirizzo sia diventato una caricatura; terzo: uscire dal consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, perché i commissari, in quanto prodotti della partitocrazia, sono tutto fuorché indipendenti.
Il Pd faccia, unilateralmente, questi tre passi, o almeno cominci da uno, invece di chiedere l’azzeramento del cda della Rai (come recentemente paventato), di continuare imperturbabilmente a occupare la presidenza della commissione di Continue Reading »

Il caso Ruffini è solo la punta dell’iceberg. La Rai è ormai “una pulzella promessa” che dice sì “alle pretese di tutti i pretendenti”. La commissione di Vigilanza vede “distorti” da Viale Mazzini i suoi atti di indirizzo e viene da chiedersi se “la sua autorevolezza possa risolversi in un rito esortativo”. Il quadro descritto da Sergio Zavoli, popolarissimo giornalista tv, senatore del Pd e presidente della commissione parlamentare che vigila sulla Rai, ha contorni drammatici. Con la gestione dell’attuale centrodestra, la tv di Stato non rispetta più niente: la sua autonomia, la sua capacità di critica, “neppure i vecchi, prudenti linguaggi”.
Una delibera del cda disattesa, una soluzione che non accontenta nessuno. E Ruffini dice: contro di me c’è una discriminazione politica. È così?
“In Rai c’era e c’è un problema di fondo: l’assenza, o l’imperfezione, o il rifiuto della regola. La quale viene prima del consenso. Ne consegue che il pacta sunt servanda, così spesso trasgredito, rischia d’essere una citazione sapienziale ormai a buon mercato. Ma nel caso nostro va anche detto che quando i patti non sono rispettati la prima causa cui doversi richiamare non è tanto la regola quanto l’idea che un “servizio pubblico” – ignorando la doverosità, la puntualità e la funzionalità del suo compito – possa impunemente Continue Reading »

È attivo nel municipio di Bovezzo, con cadenza quindicinale fino a martedì 22 giugno, lo sportello energia-fotovoltaico. «Potranno – spiega il sindaco Antonio Bazzani – accedere gratuitamente tutti per avere informazioni, legate alle nuove tecnologie di produzione da fonti rinnovabili, in particolare, il fotovoltaico. Lo scopo è di fornire una corretta informazione sulle possibilità ed i vantaggi». Quattro i servizi prestati.
Il primo intende illustrare il sistema di incentivazione del «Conto Energia» che consente ai privati e aziende la realizzazione di impianti fotovoltaici interamente o parzialmente finanziati; il secondo riguarda la valutazione dell’idoneità degli edifici; il terzo servizio si occupa, invece, dell’esame dei preventivi ricevuti dai clienti e delle soluzioni proposte dalle aziende installatrici. Il quarto, infine, è rivolto al cittadino per ogni informazioni utile a orientarlo in materia di risparmio.
Lo sportello di Bovezzo, aperto quest’oggi, sarà poi nuovamente attivato nei seguenti giorni ed orari: sabato 8 maggio (10.15/14), mercoledì 19 maggio e martedì 1°giugno (10.30/13, 14/18), sabato 12 giugno (10.15/14), martedì 15 e 22 giugno (10.30/13, 14/18).

Fonte: BresciaOggi

Noi tifiamo per l’Italia che si rimbocca le maniche per uscire dalla crisi. Lo facciamo con proposte concrete e chiare. Come le 10 «buone pratiche» contro la crisi presentate da Enrico Letta, vice segretario del PD, il 19 aprile.
1. Sostegno a ricerca e innovazione. Proponiamo meccanismi per rendere automatici i crediti di imposta per le imprese che investono in innovazione e ricerca. Sul versante pubblico, a dispetto dei tagli operati dal governo alla ricerca, chiediamo di destinare una parte dei finanziamenti ordinari all’università per un piano straordinario per i ricercatori degli atenei italiani.
2. Riforma del fisco. Una riforma che si basa su un unico obiettivo: la riduzione del peso fiscale su chi lavora e su produce. Chi “crea” sviluppo va premiato. Il tutto in considerazione dei due record negativi che l’Italia detiene tra i Paesi industrializzati: quello della più alta tassazione su chi lavora e produce e quello del più elevato livello di evasione ed elusione fiscale.
3. Riforma universale degli ammortizzatori sociali. Le nostre proposte mirano a estendere anche ai liberi professionisti, ai lavoratori delle piccole imprese e a quelli flessibili, con contratti a progetto o a tempo determinato, le Continue Reading »

Più che mai rinvigorita. L’Anpi, l’associazione dei partigiani, fa un bilancio alla vigilia del 25 aprile, dal quale risulta che ha raggiunto 110 mila iscritti, nel 2009. Un boom mai visto. Ma soprattutto, dovuto alle nuove leve di “ragazzi partigiani”, giovani e perfino giovanissimi che di guerra e Resistenza hanno solo sentito parlare, ma convinti di poter contribuire lo stesso alla causa per cui i partigiani doc lottarono e morirono: la democrazia e la Costituzione.
Un 25 aprile in cui non mancano le polemiche. A Mogliano, in provincia di Treviso non si suonerà “Bella ciao” 1. Anche se il sindaco leghista, Giovanni Azzolini nega: “Nessun problema a far suonare ‘Bella ciaò alla banda comunale, se i partigiani lo chiedono”, meglio, però, la ‘Canzone del Piave’, “che celebra il fiume sacro alla patria”. Azzolini ricorda di “essere iscritto all’Anpi”, non vuole sentire parlare di veti e davanti alle tv locali e sul web canta “Bella ciao” e parla di “fraintendimento”. Tuttavia, ritiene che l’inno al Piave è più adatto, “tanto più che proprio da Mogliano la Terza Armata partì per riconquistare l’Italia”. Protesta l’Anpi, ricordando che ‘Bella Ciaò è “canzone di tutti”.
I partigiani snocciolano i numeri: a controbilanciare il 10% di iscritti, ovviamente in calo, di partigiani storici e di ‘patriotì delle Sap e delle Gap (le Squadre e i Gruppi di Azione Patriottica), uomini e donne che hanno doppiato da un pezzo gli 80 anni, c’è ormai un altro 10% di ‘juniores’ fra i 18 e i 30 anni, mentre il grosso degli iscritti (60-65%) appartiene alla fascia, ampiamente “postbellica”, di 35-65enni. Una vera rivoluzione, anagrafica e culturale, resa possibile dal nuovo statuto che dal 2006 ha aperto le porte dell’Anpi a chiunque dichiari e sottoscriva di essere Continue Reading »

Dopo Ciampi, anche Dacia Maraini, Gustavo Zagrebelsky, Ugo Gregoretti e Marta Boneschi lasciano il comitato per le celebrazioni del 150° anniversario voluto dal governo. “Non contavamo più niente. Vogliono imporre al Risorgimento un revisionismo di marca leghista”
Cresce la tempesta nel Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Dopo le dimissioni del presidente Carlo Azeglio Ciampi, motivate almeno ufficialmente da ragioni di salute, sono in arrivo quelle di altri autorevoli membri del comitato, a cominciare da Dacia Maraini.
Racconta la scrittrice: “Avevo accettato di far parte del comitato dei garanti per simpatia nei confronti di Ciampi e perché volevo sottolineare l’importanza di un anniversario che viene messo in discussione anche con toni rozzi e inaccettabili. Ma con il passare dei mesi il ruolo del comitato è stato svuotato, non contavamo più niente, non potevamo decidere niente. Mi sembrava poco dignitoso restare lì a fare la foglia di fico e così ho mandato una mail a Gustavo Zagrebelsky, anche lui preoccupato per la deriva del nostro lavoro, dicendogli: “Ma che ci stiamo a fare?”.
Zagrebelsky è stato d’accordo e ha scritto una lettera di dimissioni piuttosto dura e motivata, che è stata firmata, oltre che da me, da Ugo Gregoretti e da Marta Boneschi. Intanto aveva scritto una sua lettera di addio anche Ludina Barzini”.
Dacia Maraini nega che le sue dimissioni siano legate a quelle di Carlo Azeglio Ciampi, che pure erano nell’aria. “Non Continue Reading »

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