Pd, Bisinella segretario provinciale
gen 26th, 2010 by Balliana
Si è andati alla conta, ma a giochi fatti. Pietro Bisinella è il nuovo segretario provinciale del Partito democratico bresciano. Succede a Franco Tolotti con un responso delle urne che non si discosta di una virgola dalle previsioni. Ha ottenuto dai 172 (su 180) delegatipresenti ieri mattina all’assemblea convocata alla Bettinzoli di via Caleppe il 66.6 per cento dei voti, somma degli 80 delegati a lui accreditati e dei 38 diRiccardo Frati.
L’«accordo del sabato sera» tra il «giovane» Frati e il candidato maggioritario alle primarie ha risolto il rebus di un esito elettorale difficile da gestire. Lo ha fatto nel migliore dei modi? L’alternativa sarebbe stata evitare la conta. Nei loro interventi sia Bisinella che Frati lo hanno chiesto in favore dell’unità del partito per i tempi a venire. Ma il “terzo incomodo” Gianbattista Ferrari non ha potuto far altro che rivendicare la “correttezza democratica” del voto.
Un modo per non stare al gioco. Dunque, il leader provinciale è un bersaniano. E le condizioni di equilibrio interno al partito si sono riassestate sui risultati nazionali con la conferma della mozione Franceschini al cittadino nella persona di Giorgio De Martin. Ora si tratta solo di capire se nel prossimo futuro i «veleni» scatenati dalla lunga campagna congressuale lasceranno vittime sul campo, come accaduto già a livello centrale, o si smorzeranno in una dialettica costruttiva che tutti chiedono.
Per primi, d’altronde, lo hanno auspicato i tre candidati. «Se c’è un vincitore di questa campagna lunga ed estenuante è il Pd – sottolinea il vincitore Bisinella – ma ora ci vuole uno scatto coraggioso e importante per sancire i contenuti della proposta politica». E al di là del «pantano» del dibattito alle … spalle, «oggi bisogna dire chiaro il che fare e dove andare». Che tradotto in pratica vuol dire «riconquistare i territori», rompere il «silenzio assordante» di un partito che ha lasciato soli gli amministratori e tornare a star vicino ai sindaci e consiglieri «soprattutto quando sono in minoranza».
Perciò promette che i coordinatori di zona saranno nella direzione provinciale, come poco prima aveva chiesto Frati. E con l’occhio al nazionale assicura che da Brescia arriverà un «messaggio chiaro» per «esprimerci su chi ci rappresenta in ogni sede», per dare ai cittadini la possibilità di scegliere il nome dei parlamentari, e sull’allargamento delle alleanze per battere Berlusconi e la Lega. Tutto nel solco di Bersani. E scatena appausi quando incita a reagire agli invasivi regolamenti di polizia locale della Giunta Paroli «che vuole criminalizzare gli immigrati per autorizzare uno stato di polizia».
Con l’occhio alla ricostruzione dell’unità anche con Ferrari, garantisce che «non esisteranno partiti nel partito», e promette di dar corso alla formazione politica, smettendola con le «disgustose» lotte intestine e con i «giovani portavoce mandati al macello». Altra svolta che bisogna attendersi è sulla comunicazione, per far entrare forze nuove. «Ferrari e Frati sono stati due compagni di viaggio che hanno arricchito moltissimo il partito – dice -, abbiamo visto centinaia di persone venire alle nostre riunioni politiche e uscirne contenti. È un patrimonio che non può essere disperso con il voto tra noi». Quindi l’invito alla fiducia reciproca, e a chiudere con le divisioni. «Se dovessi andare armato alla direzione del partito – scandisce – in due minuti vi convocherei per dirvi che non siamo in grado di continuare».
Tutto bene, ma Ferrari declina l’invito a rinunciare alla conta. «Qui nessuno ha vinto e questa assemblea risponde al risultato delle primarie – constata -, i primi due vanno al ballottaggio e l’assemblea deve decidere. Ho riflettuto molto sulla scelta giusta, sugli accordi con l’uno, con l’altro o con entrambi per l’unità del partito, alla fine ho deciso che siete chiamati a decidere non solo per rispetto del regolamento ma soprattutto per il rispetto delle idee mie e di Bisinella, per dare a noi la possibilità di esercitare la nostra responsabilità. Ci vuole trasparenza e schiettezza».
C’È UN PO’ DI FASTIDIO per l’accordo del sabato, e si capisce. In ogni caso, «il confronto tra noi mi ha fatto capire che l’unità già esiste – aggiunge Ferrari – il rispetto reciproco non è mai mancato, anche se altra cosa è la gestione unitaria che si farà da domani». E assicura che il segretario avrà tutto il suo appoggio, in particolare con la lotta alle correnti. Per dirla in sintesi, «Bersani ha bisogno di noi».
Ma a scaldare l’assemblea è Frati quando accusa l’intera classe dirigente che «ha ritenuto di non sostenere un movimento spontaneo di giovani» (nato da un documento congressuale poi trasformato in mozione). Durante la campagna congressuale «abbiamo sottolineato i limiti e le criticità del partito, ma non abbiamo mai preso di mira le persone, invece contro di noi – accusa – si sono scatenate maldicenze, dietrologie e attacchi personali, con toni che non si riservano neanche ai delinquenti». E ammonisce: «I falchi tolgano i loro artigli, se non la piantano di volteggiare sulle povere spoglie di questo partito diventeranno avvoltoi, perché l’avranno ammazzato». È un rivendicare «identità visibile con politiche nuove e ideali antichi». Sarebbe grave errore per Frati continuare con l’antiberlusconismo senza offrire una proposta politica su riforma della giustizia e fiscale, su immigrazione. «La gente ci chiede coerenza – arringa – e dobbiamo avere il coraggio di estirpare i nostri vizi». Il che passa dal rinnovamento della classe dirigente e dall’innovazione di «candidature che nascano dal territorio», di «primarie per scegliere i candidati al Parlamento». Pure lui chiede di non andare alla conta. Ma alla conta si va. Con la speranza che l’unità diventi davvero il «punto di arrivo».
