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	<title>Partito Democratico Bovezzo</title>
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	<description>Il sito ufficiale del Circolo del PD di Bovezzo</description>
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		<title>Al via la terza Festa Democratica</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:02:48 +0000</pubDate>
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Con il saluto e la presentazione fatta da Lino  Paganelli, responsabile feste del Pd, Gioacchino Cuntrò, segretario Pd  di Torino, Gianfranco Morgando, segretario Pd del Piemonte, Antonio  Misiani, tesoriere del Pd e Nico Stumpo, responsabile Organizzazione del  Pd, ha preso ufficialmente inizio la terza Festa Democratica 2010.
Pochi  minuti dopo anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pdbovezzo.it/wp-content/uploads/2010/08/festa_torino_20103427_img.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4157" title="festa_torino_20103427_img" src="http://www.pdbovezzo.it/wp-content/uploads/2010/08/festa_torino_20103427_img.jpg" alt="" width="473" height="266" /></a></p>
<div>Con il saluto e la presentazione fatta da Lino  Paganelli, responsabile feste del Pd, Gioacchino Cuntrò, segretario Pd  di Torino, Gianfranco Morgando, segretario Pd del Piemonte, Antonio  Misiani, tesoriere del Pd e Nico Stumpo, responsabile Organizzazione del  Pd, ha preso ufficialmente inizio la terza Festa Democratica 2010.</p>
<p>Pochi  minuti dopo anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani è arrivato  alla festa per dare un saluto ai volontari e ai militanti e per fare una  passeggiata lungo gli stand allestiti nei giardini reali di Torino.  &#8220;Sarà una grande festa &#8211; ha dichiarato il leader democratico &#8211; una bella  festa, Torino è la città giusta per dare un messaggio a questo Paese.  Useremo questa occasione per lanciare il nostro progetto e vedrete che  da qui alla fine parleremo poco di Berlusconi e molto di Italia&#8221;.</p>
<p>Tutti  i relatori hanno voluto ringraziare i centinaia di volontari che hanno  contribuito alla realizzazione e all&#8217;organizzazione della festa. “La  Festa democratica ha due precise connotazioni quest&#8217;anno: è nel centro  di Torino e in concomitanza dei 150 anni dell&#8217;unità di Italia”, così ha  introdotto il suo intervento Lino Paganelli. “Nel rispetto dello  splendido luogo in cui ci troviamo e  della sua storia, cercheremo di  solleticare la curiosità delle persone e dare risposte alle tante  domande che ci pongono”.</p>
<p>“La politica italiana che pensa al  Paese, quella fatta con la P maiuscola e non quella fatta da veleni,  fango, dossier e ricatti di agosto, riparte da Torino” così ha  dichiarato Antonio Misiani. “Questa festa  – ha continuato il tesoriere  del Pd – è il frutto dell&#8217;impegno della militanza, è sarà fatta da  confronti aperto al di là dalle polemiche strumentali degli ultimi  giorni. Avrà anche la sua valenza economica in quanto il ricavato delle  feste è fondamentale per i circoli e per le strutture territoriali”. “Il  berlusconismo è al tramonto – ha concluso Misiani – la sua crisi è  sotto gli occhi di tutti e noi dobbiamo dare vita ad un progetto  politico alternativo per restituire fiducia e speranza al Paese”.</p>
<p>“Siamo  partiti con il piede giusto, in una città bellissima, con la voglia e  l&#8217;obiettivo di riconsegnare la piazza alla sua gente”, così Nico Stumpo.  “E questo in netta contrapposizione con lo spettacolo osceno, fatto di  linciaggi che il centrodestra ha dato vita negli ultimi tempi. Il Pd è  qui per porre l&#8217;Italia al centro della questione politica e non la  politica del veleno. E la proposta avanzata da Bersani ne è un chiaro  segnale. Di contro ci troviamo davanti ad una politica fatta da 5 punti  con lo scopo di non far processare Berlusconi”. La cosa più sbagliata da  fare in un periodo di difficoltà generale. “Occorre rilanciare l&#8217;Italia  – ha concluso Stumpo – andare avanti, riformare il Paese per dare  giorni migliori. Da Torino noi ci proviamo”.</p>
<p>“L&#8217;impegno che parte  dalla Festa – ha dichiarato Gioacchino Cuntrò – è quello di realizzare  un programma per Torino in chiave delle prossime elezioni amministrative  per dare continuità all&#8217;ottimo lavoro fatto dal sindaco Chiamparino in  questi anni. Straordinariamente seri e straordinariamente democratici  per rappresentare la politica seria per il Paese e per Torino”.</p>
<p>Dello  stesso parere anche Gianfranco Morgando che ha voluto sottolineare come  la scelta della festa nel centro di Torino ha la fondamentale  importanza di incontrare il popolo moderno fatto di mescolanza. E questo  incontro ha chiaramente il volere di ridare a Torino un nuovo momento  nazionale proprio alla vigilia dei 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.<br />
<em><br />
</em></div>
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		<title>Bersani: &#8220;Il governo è senza una guida vera sì alla transizione ma niente vecchi film&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sette giorni negli Stati Uniti, una specie di &#8220;corso intensivo&#8221; tra Washington e New York, tra istituzioni e esperti di comunicazione e di finanza. E al suo rientro in Italia Pier Luigi Bersani trova ad accoglierlo un Tremonti che, nonostante lo scandalo P3, le dimissioni di Cosentino e le tensioni sulla manovra, difende Berlusconi, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TES0cjm3twI/AAAAAAAAOd4/1H5wQId3rM4/s1600/bersani_2.jpg"><img src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TES0cjm3twI/AAAAAAAAOd4/1H5wQId3rM4/s320/bersani_2.jpg" border="0" alt="" /></a><strong>Sette giorni negli Stati Uniti, una specie di &#8220;corso intensivo&#8221;</strong> tra Washington e New York, tra istituzioni e esperti di comunicazione e di finanza. E al suo rientro in Italia Pier Luigi Bersani trova ad accoglierlo un Tremonti che, nonostante lo scandalo P3, le dimissioni di Cosentino e le tensioni sulla manovra, difende Berlusconi, il governo e la sua politica economica. Ma il leader del Pd ha maturato una convinzione ancora più netta: al contrario di quello che dice Tremonti il governo &#8220;è senza una guida vera, la crisi del berlusconismo è matura, il partito è pronto a entrare in gioco nella cosiddetta fase di transizione&#8221;. Ma ad un patto: &#8220;La gente deve capire che quello che sta per vedere è un altro film, altrimenti non sono disponibile&#8221;.</div>
<p><strong>Segretario, per il ministro dell&#8217;Economia il governo è forte e durerà. E non esistono alternative credibili.</strong><br />
&#8220;Tremonti è l&#8217;unico che non vede o fa finta di non vedere il problema. L&#8217;unica cosa che non esiste in questo momento è un esecutivo credibile. Un governo forte non perderebbe pezzi per strada, non avrebbe paura di una discussione sulla situazione economica, non lascerebbe senza presidio un ministero importante come quello dello sviluppo economico. Un governo forte non <span id="more-4151"></span>sarebbe tutti i giorni protagonista sulle prime pagine dei giornali per questioni di legalità. Insomma, un governo con mille problemi e senza una guida vera&#8221;.<br />
<strong>In effetti &#8220;una cassetta di mele marce&#8221; esiste anche per Tremonti, ma &#8220;l&#8217;albero e il frutteto&#8221; secondo lui sono sani. E non c&#8217;è una questione morale specifica nel centrodestra. È così?</strong><br />
&#8220;E&#8217; una analisi inaccettabile. Sotto l&#8217;ombra del &#8216;ghe pensi mi&#8217;, c&#8217;è gente che si sta muovendo in sfregio alla legalità spesso approfittando di legislazioni speciali che Tremonti farebbe bene ad abolire, come il Pd sta chiedendo da tempo&#8221;.<br />
<strong>Gli ultimi fatti di corruzione certo non contribuiscono ad alzare il morale.</strong><br />
&#8220;Assolutamente no. C&#8217;è un problema di moralità pubblica e di civismo. Nell&#8217;incontro che ho avuto con i circoli Pd a New York, c&#8217;è chi ha tirato fuori il tema dell&#8217;incoraggiamento all&#8217;infedeltà fiscale. Gli italiani d&#8217;America ti dicono: perché non fate come qui? Chi non paga le tasse va in galera. Il fatto è che Tremonti vuol fare l&#8217;americano solo con la fallimentare social card e non con le regole fiscali&#8221;.<br />
<strong>Lei dice che ormai siamo arrivati al secondo tempo del berlusconismo. Quindi governo di transizione alle porte?</strong><br />
&#8220;La maggioranza deve prendere atto dell&#8217;impasse. Da parte nostra c&#8217;è la disponibilità, oggi o domani, o quando sarà, a ragionare per una fase di passaggio. Ad una sola condizione: si deve capire che si va verso un film nuovo&#8221;.<br />
<strong>Casini pensa alle larghe intese con Berlusconi.</strong><br />
&#8220;Ecco: questo non sarebbe un film nuovo&#8221;.<br />
<strong>Come ha spiegato agli americani l&#8217;instabilità politica italiana?</strong><br />
&#8220;Ho detto loro che Berlusconi è ancora abbastanza forte per stare in piedi non so fino a quando ma certo non è abbastanza forte per governare altri tre anni&#8221;.<br />
<strong>Ha provato disagio a raccontare l&#8217;Italia così com&#8217;è?</strong><br />
&#8220;Ho cercato di essere italiano. Il disagio c&#8217;è ma ho molta fiducia nella forza che possiamo ancora esprimere.<br />
Adesso più che mai bisogna preparare sul serio, ma davvero sul serio, un&#8217;alternativa di governo&#8221;.<br />
<strong>Lei ha detto che questo viaggio americano le ha regalato qualcosa in termini di comprensione. Che cosa esattamente?</strong><br />
&#8220;Ci sono andato per rinsaldare i rapporti del partito con una realtà rilevante. E anche per dare agli americani l&#8217;idea che c&#8217;è un&#8217;altra Italia. Ho avuto la conferma che sulla politica estera e sulle priorità in tema di economia, gli Stati Uniti non hanno certo le stesse idee del nostro governo. Persino nel luogo più estremo delle esigenze di stabilità, come il Fondo Monetario, si discute della crisi con un approccio vicino alle posizioni del Pd. Ci si rende conto che la finanza deve pagare qualcosa per quello che è avvenuto perché non si può far ricadere tutto sulle politiche per il sociale e la crescita&#8221;.<br />
<strong>Insomma se non ci riescono nemmeno gli americani ad uscire dalla crisi tantomeno sarà facile per noi. Tremonti però nega che l&#8217;Italia sia a rischio</strong><br />
&#8220;E&#8217; un problema mondiale. Vanno attuate politiche di redistribuzione, di correzione delle diseguaglianze fra i redditi, va dato impulso alla crescita e all&#8217;occupazione. Siamo un paese dove, tanto per dirne una, c&#8217;è il 30% di disoccupazione giovanile e il ministro dell&#8217;Economia si dedica a lunghissime divagazioni e fumosissime teorie. Veramente una singolarità. Mentre da noi Berlusconi minimizza e Tremonti picchia duro con la manovra, in America si preoccupano delle politiche europee. E noi siamo su posizioni limite anche nel contesto europeo. La manovra di Tremonti ha un estremismo negativo, carica tutto il peso sugli investimenti e sui redditi mediobassi&#8221;.<br />
<strong>E&#8217; vero che incontrando Paul Auster, lo scrittore, le ha chiesto come mai, nonostante tutto, Berlusconi piace ancora agli italiani?</strong><br />
&#8220;Sì. E io gli ho spiegato che Berlusconi rappresenta un&#8217;esigenza conservatrice ben conosciuta in tutto il mondo. In più lui ci mette di suo un messaggio populista e un elemento di controllo dei processi democratici e dell&#8217;informazione. Come Bush, dietro l&#8217;apparenza caricaturale, c&#8217;è una sostanza di politica conservatrice&#8221;.<br />
<strong>A proposito di controllo dell&#8217;informazione: Tremonti minimizza sulla legge per le intercettazioni, dice che tutt&#8217;al più si tratta di un &#8220;bavaglino&#8221;&#8230;</strong><br />
&#8220;C&#8217;è poco da ironizzare. Anche negli Stati Uniti sono preoccupati per le conseguenze che la legge avrebbe sulle indagini, in particolare quelle internazionali&#8221;.</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="color: #003300; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;">Alessandro Longo &#8211; Repubblica</span></div>
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		<title>In memoria di Paolo Borsellino: l&#8217;ultima sua lezione a Bassano del Grappa</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<title>Referendum, per l&#8217;acqua pubblica consegnate un milione e 400 firme</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una diga fatta di scatole, un muro simbolico per contenere le conseguenze dell&#8217;applicazione del decreto Ronchi sulla privatizzazione della gestione delle risorse idriche. È stato questo, insieme a dodici striscioni distesi sui sanpietrini di piazza Navona lo sfondo della manifestazione per l&#8217;acqua pubblica organizzata lunedì dal Comitato promotore dei referendum. Un momento di riflessione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TESrApjl_wI/AAAAAAAAOdg/odkP9fmTE2s/s1600/acqua.jpg"><img src="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TESrApjl_wI/AAAAAAAAOdg/odkP9fmTE2s/s320/acqua.jpg" border="0" alt="" /></a><strong>Una diga fatta di scatole, un muro simbolico</strong> per contenere le conseguenze dell&#8217;applicazione del decreto Ronchi sulla privatizzazione della gestione delle risorse idriche. È stato questo, insieme a dodici striscioni distesi sui sanpietrini di piazza Navona lo sfondo della manifestazione per l&#8217;acqua pubblica organizzata lunedì dal Comitato promotore dei referendum. Un momento di riflessione che ha preceduto la consegna ufficiale del milione e 400mila firme raccolte per la richiesta di referendum in Corte di Cassazione.</div>
<p><strong>Le firme depositate alla Corte di Cassazione <span class="Apple-style-span" style="color: #cc0000;">1.401.432,</span> </strong>raccolte per ciascuno dei tre quesiti referendari sull&#8217;acqua pubblica. La raccolta firme per la ripubblicizzazione dell&#8217;acqua, partita tre mesi fa, il fine settimana del 24 e 25 aprile, ha visto impegnati su tutto il territorio italiano migliaia di volontari che hanno organizzato banchetti, manifestazioni, dibattiti sull&#8217;acqua bene comune dell&#8217;umanità. «In tre mesi &#8211; spiega Guido Barbera, presidente di &#8216;Solidarietà e Cooperazione Cipsi&#8217; &#8211; abbiamo raccolto il maggior <span id="more-4147"></span>numero di firme rispetto a tutte le altre esperienze referendarie italiane. Con il migliore dei presupposti possibili comincia da qui l&#8217;avventura, un lungo percorso che ha come prossima tappa 25.000.000 di votanti nel 2011. Per alcuni sono solo numeri, per noi sono la storia del nostro futuro!». Barbera è tra i promotori dei referendum contro la privatizzazione dell&#8217;acqua ed è da oltre 20 anni impegnato su questa tematica, promovendo il valore della risorsa idrica come bene comune e diritto umano universale e inalienabile. «Siamo estremamente soddisfatti dell&#8217;enorme risposta arrivata dai cittadini &#8211; aggiunge Barbera &#8211; e dalla società civile italiana su questo tema, che riguarda il futuro di tutti. Una grande mobilitazione, un grande segnale di civiltà e di cittadinanza responsabile, che siamo convinti verrà suggellato il prossimo anno (forse già a giugno) dalla partecipazione di tante persone al voto referendario».<br />
<strong>NON SCIPPATECI IL VOTO</strong> &#8211; Prima di spostarsi davanti alla Corte di Cassazione, per la consegna delle firme, il comitato promotore ha ribadito la richiesta al governo di «emanare un provvedimento per la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum». In piazza Navona, i promotori hanno anche chiesto alla politica di essere messi in condizioni di andare al voto. «Che nessuno inviti gli italiani ad andare al mare. Non scippateci quest&#8217;ultimo strumento di espressione &#8211; spiega Tommaso Fattori, del Contratto mondiale per l&#8217;acqua. «L&#8217;attenzione di tutto il mondo è puntata sul nostro Paese &#8211; aggiunge &#8211; dal quale ci aspetta lo stesso risultato ottenuto dalla Francia sul tema della gestione dell?acqua, cacciare le multinazionali». Un risultato che, attraverso il referendum, arriverà secondo Corrado Oddi, della Cgil. «Quella per i referendum per l&#8217;acqua pubblica è la più grande raccolta di firme per un referendum nella storia del nostro paese».<br />
<strong>OBIETTIVI DEL MILLENNIO</strong> &#8211; Per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, questa raccolta firme ha un valore aggiunto perchè dimostra che «c&#8217;è ancora un tessuto sociale, fatto di cittadini, associazioni, partiti, che ha una tenuta e che è la vera base sulla quale poggiare l&#8217;uscita dalla crisi». La pensa così anche Paolo Beni, presidente dell&#8217;Arci che, al microfono della manifestazione, ha ricordato come «questa nostra richiesta di referendum offre a tutti noi una chance di ricostruire la vita politica del paese portando sul terreno politico e istituzionale le esigenze dei cittadini». Il presidente del Wwf, Stefano Leoni, pone l&#8217;accento sulla contraddizione che è insita nella gestione privata dell&#8217;acqua, risorsa pubblica per eccellenza. «Le aziende &#8211; dice Leoni &#8211; sono orientate al profitto che, quando non c&#8217;è, porta al fallimento delle aziende stesse. Come si può pensare di fare profitti su un bene pubblico come l&#8217;acqua, nei confronti della quale è in corso un movimento mondiale orientato al risparmio. Ricordiamo che l&#8217;accessibilità dell&#8217;acqua a tutti gli esseri umani è uno degli obiettivi del millennio».</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="color: #003300; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;">Corriere.it</span></div>
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		<title>Auschwitz, Adolek e la canzone della vita in un luogo di morte</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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L&#8217;ho guardato e riguardato almeno dieci volte per essere sicura di provare davvero quella sensazione. E tutte le volte che l&#8217;ho guardato ho pianto di gioia e ho ballato con loro, come in una danza liberatoria.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GUoanho82H4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/GUoanho82H4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<strong>L&#8217;ho guardato e riguardato almeno dieci volte per essere sicura </strong>di provare davvero quella sensazione. E tutte le volte che l&#8217;ho guardato ho pianto di gioia e ho ballato con loro, come in una danza liberatoria.<br />
Sto parlando di un video girato da un sopravvissuto ad Auschwitz, un vecchietto di 89 anni, con sua figlia e i suoi nipoti. Nel video Adolek Kohn balla con la figlia e i nipoti nei luoghi dell&#8217;orrore nazista dove era stato internato. Ballano davanti alla entrata di Auschwitz, in mezzo ai campi di concentramento, ai binari della morte, di fronte ai forni crematori, una canzone simbolo della libertà : I will survive di Gloria Gaynor.<br />
<strong>Per una volta in quei luoghi di morte Adolek balla la canzone della vita insieme alla sua famiglia</strong>, che non solo è scampata allo Shoah, ma si perpetua di generazione in generazione. Trovo questo video bellissimo: quei luoghi li ho visitati con dei ragazzi insieme a Piero Terracina, deportato anche lui, e oggi, mi rendo conto che là in mezzo a quei binari della morte allora mi sarebbe piaciuto urlare, cantare e ballare che la vita ha vinto, che abbiamo vinto noi!<br />
Ma è bello perché oggi più che mai la memoria bisogna conservarla: gli Adolek sopravvissuti ci stanno lasciando e noi abbiamo il dovere di rendere eterni i ricordi, con tutti i mezzi, anche con youtube, per raccontare ai nostri figli. E fare tesoro. <strong>Quel video è un grande atto di coraggio, rompe schemi.</strong> Ha suscitato sentimenti contrastanti e critiche, come è ovvio. Perché prima di riuscire a coglierne il senso profondo resti sconcertato: vorresti essere là con loro a ballare ma poi ti chiedi &#8220;Oddio, come si può ballare, quello è il simbolo della morte&#8221;.<br />
E tutto si confonde, finché¨ non cominci a ballare con Adolek e alla sua discendenza che non era prevista, e pensi sì, questo è un inno alla vita che dobbiamo ballare sempre, qui e ovunque.</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <strong><span class="Apple-style-span" style="color: red;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS',sans-serif;">Anna Paola Concia &#8211; L&#8217;Unità</span></span></strong></div>
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		<title>La corruzione nel nome di &#8220;Cesare&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le carte dell&#8217; inchiesta sulla nuova P3 scoprono l&#8217; abisso nel quale stava e sta tuttora per precipitare la nostra democrazia. In manoa una «cupola» che, sul Lodo Alfano, non ha esitato a giocare una partita mortale, dentro e contro lo Stato di diritto. L&#8217; ha persa, ma non per questo appare oggi meno pericolosa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TES7lM_w5sI/AAAAAAAAOeQ/4HEBn7HT1e8/s1600/massimo_giannini3.jpg"><img src="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TES7lM_w5sI/AAAAAAAAOeQ/4HEBn7HT1e8/s320/massimo_giannini3.jpg" border="0" alt="" /></a><strong>Le carte dell&#8217; inchiesta sulla nuova P3 scoprono l&#8217; abisso</strong> nel quale stava e sta tuttora per precipitare la nostra democrazia. In manoa una «cupola» che, sul Lodo Alfano, non ha esitato a giocare una partita mortale, dentro e contro lo Stato di diritto. L&#8217; ha persa, ma non per questo appare oggi meno pericolosa. Perché il «metodo di governo» che c&#8217; è dietro, il «sistema di potere» che organizza e difende, è costruito per servire gli interessi personali del presidente del Consiglio, e per riprodurne i metodi corruttivi all&#8217; interno del tessuto politico, del contesto economico e dell&#8217; apparato istituzionale.</div>
<p><strong>SEGUE LA PERICOLOSITÀ criminale di questa &#8220;rete&#8221;</strong> al servizio di Silvio Berlusconi viene fuori con paurosa chiarezza, a leggere le centinaia di pagine dei verbali. Si resta allibiti nel verificare la frenetica «attività» del comitato d&#8217; affari, riunito intorno al coordinatore di fiducia del Cavaliere dentro al Pdl Denis Verdini, al suo braccio destro nell&#8217; avventura di Publitalia e di Forza Italia Marcello Dell&#8217; Utri, al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, e a personaggi come Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi. Tutti impegnati, a vario titolo e con funzioni diverse, a cercare di condizionare la decisione dei quindici giudici costituzionali chiamati a decidere sulla legittimità del Lodo. Tutti ingaggiati, probabilmente, dallo stesso premier: col quale hanno incontri, al quale devono costantemente <span id="more-4145"></span>riferire. Altro che «quattro sfigati in pensione»: queste carte ci dicono che a cavallo di quel settembre/ottobre del 2009 ci fu un vero e proprio «assedio» agli ermellini della Corte, per estorcergli un verdetto positivo da consegnare tra gli allori al Cesare «trionfatore», citato nelle carte ben 23 volte. <strong>Altro che gente che «trama per sei bottiglie di vino»</strong>, come scherzano i giornali di famiglia: in quei giorni la posta in gioco, altissima per il Cavaliere, era il suo salvacondotto processuale, cioè la sua salvezza politica. Solo grazie ad essa la nuova P3 avrebbe potuto continuare a prosperare, nel quadro di quel collaudato «scambio di favori tra reti criminali» di cui ha parlato il procuratore antimafia Pietro Grasso. E poco importa se, alla fine, l&#8217; assedio fallì e il verdetto fu negativo: l&#8217; ultimo degli studenti di giurisprudenza sa bene che per il diritto penale il reato tentato, ancorché non consumato, non indica affatto una minore pericolosità criminale.<br />
<strong>IL VERTICE A CASA VERDINI</strong> Il lavoro è sporco, ma qualcuno lo deve pur fare.E allora l&#8217; offensiva del «gruppo di lavoro» incaricato di tutelare e di riferire «a Cesare» comincia il 22 settembre di un anno fa. Per il successivo 6 ottobre la Consulta ha fissato l&#8217; udienza nella quale deve stabilire se il Lodo Alfano viola o meno i principi di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge fissati dalla Costituzione. Non c&#8217; è tempo da perdere. Così il 22 Pasquale Lombardi, «l&#8217; uomo che sussurrava ai giudici», come ha scritto Alberto Statera, cioè l&#8217; intermediario che ha il compito di avvicinare e circuire le toghe attraverso convegni e viaggi offerti da un suo improbabile centro di studi giuridici, si attacca al telefono per convocare una riunione il giorno dopo, a casa di Denis Verdini, a Palazzo Pecci Blunt, in piazza dell&#8217; Ara Coeli. La prima telefonata è per Antonio Martone, avvocato generale della Cassazione (che per altro ha fatto domanda da procuratore generale). «Oh, ti ricordi alle tredici&#8230; poi ti do l&#8217; indirizzo preciso, ma intorno a Piazza Venezia&#8230;.». <strong>La stessa telefonata Lombardi, ancora più agguerrito, la fa a Flavio Carboni</strong>: «Io sarò un poco prima, con l&#8217; elmetto in testa». Poi chiama Dell&#8217; Utri: «Mio caro Marcello, ciao, ciao&#8230;». E il plenipotenziario di Berlusconi in Sicilia vuole sapere quanti saranno all&#8217; incontro. «Siamo sei noi, più te sette», spiegando che ci saranno anche tre magistrati. Poi aggiunge: «Abbiamo scoperto qualcosa che ti devo riferire di persona. sì veramente una cosa incredibilmente importante&#8230;». Il giorno dopo, alle 10, Lombardi richiama Carboni, al quale conferma: «Saremo ricevuti a casa dell&#8217; uomo verde&#8230;». Poi richiama Arcangelo Martino, e i due concordano insieme chi deve convocare a casa Verdini il sottosegretario Caliendo e Arcibaldo Miller, capo degli ispettori del ministero della Giustizia. Di quest&#8217; ultima convocazione si occupa lo stesso Lombardi, che da a Miller le coordinate dell&#8217; appuntamento e lo saluta con un «Ok, a dopo. Un bacione&#8230;». Molto più che un rapporto confidenziale: un rapporto incestuoso, vista la sovrapposizione e il conflitto degli interessi in gioco. La stessa impressione si ricava dalla telefonata immediatamente successiva che lo stesso Lombardi fa alle 11,45 all&#8217; altro magistrato convocato. Martone ha un problema di orari: «Ho una riunione adesso, dal Procuratore, comunque spero di fare in tempo&#8230;». <strong>Il faccendiere perde la pazienza, e risponde in dialetto</strong>, non come se parlasse a una toga ma a un sottoposto: «Sì, sì, mandalo affanculo che chist nun porta votie poi vieni adda noi&#8230;». Poco dopo le 13, dunque, il gruppo di lavoro composto da Dell&#8217; Utri, Caliendo, Martone, Miller, Lombardi Martino e Carboni si ritrova in casa di Denis Verdini. L&#8217; ordine del giorno lo si desume dalle telefonate successive, e i verbali lo riassumono così, riprendendo le parole di Lombardi: «Dovranno svolgere il seguente compito afferente la prossima decisione della Corte costituzionale sul Lodo Alfano». La sintesi in dialetto che lo stesso Lombardi fa a Caliendo dice tutta la portata eversiva del tentativo messo in piedi da questo pezzo di anti-Stato: «Abbiamo fatto un discorso per quanto riguarda la corte costituzionale&#8230; amm&#8217; fa nu poc&#8217; nà conta a vedè quanti sonn&#8217; i nostri e quani songo i loro, per cui se putimm correre ai ripar&#8217; , mettere delle bucature, siamo disponibili a fare tutto&#8230;». Non solo. <strong>Il sensale dei giudici spiega anche l&#8217; intenzione «programmatica» del gruppo:</strong> «Giustamente abbiamo fissato che ogni giorno&#8230; ogni giorno&#8230; ogni settimana bisogna che ci incontriamo per discutere tra di noi e vedere andò sta o&#8217; buono e ando stà o&#8217; malamente&#8230; Io farei una ricognizione, i favorevoli e i contrari. Poi vediamo come bisognerà per vedere di raggiungere i contrari&#8230;». E per convincere il sottosegretario, Lombardi fa l&#8217; ultimo affondo, indicandogli anche una possibile ricompensa personale: «Questa è una cosa molto importante. Ormai, vagliò, tiè spianata la via per i&#8217; a fa o&#8217; ministro, o&#8217; vuoi capiscereo no?».<br />
«<strong>POI DOBBIAMO VEDERE CESARE</strong>» Avviata la «procedura» dell&#8217; infiltrazione e dell&#8217; interferenza, compare quello che potremmo definire il manovratore iniziale e, al tempo stesso, l&#8217; utilizzatore finale del meccanismo. Lombardi dice a Caliendo, nella stessa telefonata: «&#8230; Poi ammo a vedè Cesare quanto prima&#8230;». Da qui fino al 7 ottobre, data della sentenza della Corte sul Lodo, il riferimento a «Cesare» che bisogna vedere, che bisogna informare, che bisogna accontentare, diventa sistematico. Conta troppo, per Berlusconi, la pronuncia della Consulta. E il sodalizio che lavora per lui se ne rende conto. «Quattro sfigati in pensione», di nuovo? Non si direbbe, a leggere la conversazione tra un pezzo da novanta come Dell&#8217; Utri e l&#8217; antico socio negli affari sardi Carboni. «È stato un ottimo incontro», dice Dell&#8217; Utri. E il faccendiere incassa: «Ecco, questa è la parola che più mi fa piacere&#8230; amico mio&#8230; È che io non posso&#8230; non potevo fare di più, anche quando Denis mi parla, tu lo capisci, io lo lascio parlare, ma sono tutte cose che abbiamo già fatto, no?». <strong>Come dire: l&#8217; ingranaggio è già oliato da tempo</strong>. Un&#8217; ultima domanda di Carboni, infine, sembra rimandare di nuovo a «Cesare», anche se non in modo esplicito: «Era soddisfatto l&#8217; uomo, sì?». Dell&#8217; Utri rassicura: «Sì, sì, sì. Comunque soddisfatto&#8230;». Di che «uomo» stanno parlando? Cesare, Cesaree ancora Cesare. In suo nome, ancora una volta, lo stesso Carboni parla in serata al telefono con Arcangelo Martino, sia dell&#8217; avvio della missione Lodo Alfano, sia della candidatura del plurinquisito Nicola Cosentino alla Regione Campania: «Sei contento?», chiede Martino. «Sì beh, soddisfattissimo. Credo che sia già arrivato nelle stanze di Cesare,i tribuni hanno già dato notizia&#8230;», rassicura Carboni. Da quel momento in poi, parte la corsa contro il tempo per intercettare i giudici della Consulta prima dell&#8217; udienza del 6 ottobre, e per renderne conto al premier. Telefonate quotidiane. Lombardi ripete a Carboni: «Io adesso mi metto in contatto per il giorno sei, cosa bisogna fare&#8230;». E Carboni: «Sì , bravissimo, bisogna sapere i nomi&#8230;».<br />
<strong>Sullo sfondo, sempre l&#8217; ombra di Cesare. Lombardi a Martino</strong>: «Flavio ha detto che più tardi mi darà un colpo di telefono perché parlerà pure con Cesare&#8230;». Martino a Carboni, il giorno dopo, parlando dei numeri telefonici dei giudici da contattare: «Sì, queste informazioni, se bisogna fare l&#8217; incontro con Cesare&#8230;». Dal brogliaccio delle intercettazioni, a dispetto della «teoria del polverone», emerge il ruolo centrale di Verdini e Dell&#8217; Utri, come collettori di notizie e promotori di interventi sulla Consulta. Lo dice Carboni, nei giorni successivi, al telefono con Martino, chiedendogli i primi esiti della riunione a casa di Verdini: «Sono ansioso&#8230; adesso io chiamo Marcello&#8230; chiamo Denis i quali mi chiederanno, allora s&#8217; è saputa qualche notizia? Che risposta do?». Col passare dei giorni, il lavoro del gruppo verso i giudici della Consulta sembra dare qualche risultato. Si tratta di capire come voteranno i 15 ermellini in camera di consiglio. Carboni parla con Martino: «Denis, Marcello, io tu e lui aspettiamo i numeri&#8230;». La risposta sembra confortante: «Siamo ottimisti.. glielo puoi dire, diglielo&#8230;». A chi deve dirlo, il faccendiere sardo, è subito chiaro: «Diglielo a Cesare, che siamo&#8230;». <strong>«Cesare», insomma, vuole sapere quanti giudici voteranno sì al Lodo </strong>e quanti voteranno no. Nell&#8217; attesa, non disdegna aggiornamenti sul caso Cosentino e sulla sua candidatura a governatore. Ancora Martino a Carboni: «Cosentino può proseguire, credo che sia bravo come candidato&#8230;». Carboni approva: «Denisè favorevolea questo&#8230;E poi chiamo anche Cesare, d&#8217; accordo?». Ma l&#8217; ossessione principale resta il Lodo Alfano.E per avere più certezze sulle scelte dei singoli giudici, Lombardi non esita a contattare prima un esponente dell&#8217; opposizione, Renzo Lusetti, poi un altro esponente del centrodestra, Angelo Gargani: a tutti e due la stessa richiesta, il numero di telefono di un ex presidente della Consulta. Cesare Mirabelli viene effettivamente contattato, pochi giorni dopo, dallo stesso Lombardi, che saluta affettuosamente: «Presidente buongiorno, sono Pasqualino Lombardi, come andiamo?», poi gli chiede udienza: «È una cosa un po&#8217; urgentuccia&#8230;». La otterrà, sempre al telefono, il giorno successivo. Non prima di aver esultato con Martino per aver stabilito un contatto prezioso per il suo «committente». «Domattina incontrerò il personaggio più importante d&#8217; Italia..», dice. Allude ancora a &#8220;Cesare&#8221;, che nel frattempo sta tampinando anche lo stesso Martino, che a sua volta chiosa: «Mio cugino Cesare vuole sapere&#8230; mi ha chiamato, mio nipote Cesare&#8230; concretezza&#8230; concretezza e risultati».<br />
<strong>LA SIGNORA DELLA CONSULTA A</strong> testimoniare tutta la pericolosità del network criminale c&#8217; è proprio la telefonata di Lombardi al presidente emerito Mirabelli: «Siccome il 6 ottobre si verificherà il lodo del ministro&#8230; in quell&#8217; occasione i suoi amici ex colleghi su che posizione staranno?». Mirabelli svicola: «Ahh, è una bella domanda&#8230;». Ma il faccendiere non molla: «Quella della Consulta che è la donna, dice che è sua amica&#8230; possiamo intervenire almeno su questa signora?». Il riferimento è a Maria Rita Saulle, giudice costituzionale, che Mirabelli conosce. Ma l&#8217; ex presidente svicola, di nuovo: «Non è che gli interventi valgano granchè, eh!? Ma comunque cosa avete come iniziative?». E qui Lombardi spiega, senza tante perifrasi: «Abbiamo fatto per lo meno accertare di raggiungere un po&#8217; quasi tutti e le dico, il risultato, quattro negativi, cinque positivi, tre nì&#8230;». Poi l&#8217; estremo tentativo: «Comunque, vedi un poco se sulla signora possiamo avere un riscontro&#8230; Mi stanno mettendo in croce gli amici miei&#8230; che sono anche amici suoi&#8230;». Il primo ottobre c&#8217; è un nuovo incontro a casa Verdini. E stavolta il livello del coinvolgimento delle «toghe sporche» sale ulteriormente. Lombardi annuncia a Martino che al pranzo, oltre ai «soliti noti» Caliendo, Martone, Miller, Carboni, «vienea mangià anche o&#8217; presidente da cassazione». Cioè Vincenzo Carbone. Anche questo convivio a casa «dell&#8217; uomo verde» soddisfa tutti. <strong>Lombardi, stavolta, lo dice direttamente a Cosentino</strong>: Tutt&#8217; appost, tutt&#8217; appost, uagliò&#8230;». E del buon esito del vertice, ancora una volta, occorre che sia informato l&#8217; immancabile «Cesare». «I mo comm&#8217; stann&#8217; e cose a settiman che trase m&#8217; incontro pure co Cesare&#8230; Lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il sei ottobre&#8230;». Cioè per la data dell&#8217; udienza della Consulta sul Lodo.<br />
<strong>AL BAR DELL&#8217; EDEN , ASPETTANDO LA CORTE</strong> Tutto sembra pronto per l&#8217; ordalia del sei ottobre. La Consulta convoca l&#8217; udienza. La sentenza arriverà il giorno dopo, cioè il 7. Negli stessi minuti in cui la Corte è chiusa in camera di consiglio e sta per annunciare il verdetto, a poca distanza dal palazzo di fronte al Quirinale c&#8217; è un&#8217; altra riunione, non meno significativa. Al bar dell&#8217; Hotel Eden, in via Ludovisi, si riuniscono Dell&#8217; Utri, Carboni, Martino e Lombardi, ad aspettare il verdetto. Alle 18 e 20 Martone chiama i «quattro amici al bar», e gli dà la ferale notizia: la Corte ha bocciato il Lodo. Lombardi sbotta: «Noi nun comandamm&#8217; manco o cazz&#8217; co&#8217; sti quindici rincoglioniti&#8230;». Martino è amareggiato: «Che figura di merda, va&#8230;». Dell&#8217; Utri, uomo di mondo,è più prosaico: dice solo «eh sì, sì, va beh&#8230;». «La P3 al telefono sembra un film di Totò», ironizzano adesso i cantori berlusconiani e i frenatori terzisti, per trasformare in burletta il nuovo scandalo dell&#8217; eolico. In realtà, l&#8217; esame di questo inquietante canovaccio di contatti, di colloqui, di incontri tra Verdini, Dell&#8217; Utri, Caliendo, Cosentino e una colorita schiera di affaristi senza scrupoli, magistrati senza etica, trafficanti del sottobosco campano del Pdl, suggerisce un&#8217; altra trama. Drammatica, per chi la voglia capire fino in fondo, rifiutando le comode banalizzazioni di regime. Tragica, per chi ha a cuore lo Stato di diritto ferito a morte e le sorti di questa democrazia sempre più squalificata. La trama è quella di un gigantesco, pericoloso «Romanzo criminale». Scritto, ideato e sceneggiato «in nome di Cesare».</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="color: #003300; font-family: 'trebuchet ms'; font-weight: bold;">Massimo Giannini &#8211; Repubblica</span></div>
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		<title>La lotta delle formiche</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 15:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Buongiorno. Sono il signore che paga il biglietto del tram. La volontaria che assiste gli anziani soli. Il cittadino che non evade le tasse. La signora che chiede per favore. Il pensionato che fa la coda negli uffici. La dirigente che sa ascoltare. Il medico che non guarda l’orologio. L’artigiano che non bara sui conti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"><a style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TESuLz7aU2I/AAAAAAAAOdo/-WbINSfc-H4/s1600/formiche.jpg"><img src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TESuLz7aU2I/AAAAAAAAOdo/-WbINSfc-H4/s320/formiche.jpg" border="0" alt="" /></a><strong>Buongiorno. Sono il signore che paga il biglietto del tram.</strong> La volontaria che assiste gli anziani soli. Il cittadino che non evade le tasse. La signora che chiede per favore. Il pensionato che fa la coda negli uffici. La dirigente che sa ascoltare. Il medico che non guarda l’orologio. L’artigiano che non bara sui conti. Lo studente che non crede alle lotterie.</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io non sgomito. Non appaio. Non cerco scorciatoie.</strong> Non mi arrendo. Lavoro a volte anche per gli altri. Mi fermo sulle strisce. Non getto mozziconi nelle strade. Aspetto il mio turno per parlare. Non parcheggio sul marciapiede e neanche in seconda fila. Faccio il mio dovere. Studio, perché <span id="more-4143"></span>penso sia importante per vincere i concorsi. Vado a votare e non al mare. Mando i miei figli alla scuola pubblica. Non penso a veline o tronisti. A volte inseguo le mie passioni..<br />
<strong>Lettere dal Paese dei Nessuno, dall’Italia dei (cittadini) dimenticati</strong> che scrivono ai giornali per avere una speranza e riassumono il declino di un vivere comune, intaccato da una terribile domanda: ma chi te lo fa fare? Giovani che si spaventano: «Ho paura per il futuro mio, del mondo, di tutti, non riesco a vedere il prosieguo della storia che il presente ci sta raccontando» (Martino, vent’anni). Anziani che si deprimono: «Sono avvilita, disgustata. Tutti rubano, tutti mangiano, tutti si fanno appoggiare o raccomandare. Se non sei così ti tagliano fuori » (Barbara, settantacinque anni). Ragazzine che si interrogano. Come Giulia. Storia esemplare che non fa notizia, ma indica il retropensiero che aleggia su di noi quando prendiamo un impegno: ne valeva la pena?<br />
<strong>Per tutto l’anno, finite le lezioni, due volte la settimana, Giulia</strong> si fa cinquanta chilometri per frequentare la scuola di ballo più famosa d’Italia. E dopo due ore alla sbarra e cinquanta chilometri di ritorno, è di nuovo a casa a fare i compiti. È brava, in classe e nella danza. Non ha tempo per playstation, Xbox, non si stordisce davanti alla tv. La vedi in giardino alla prima chiazza di sole esercitarsi nei passi e nelle ruote: su una mano, su due mani, di lato. Se riuscirà a continuare sarà ammessa alla frequenza quotidiana: vorrà dire la scuola, poi cinquanta chilometri, la lezione alla Scala, altri cinquanta chilometri, i compiti e così via, salvo i giorni delle prove per gli spettacoli, quando sarà impegnata fino a sera. Per anni e anni, ogni anno nel timore di non passare: pena l’esclusione dalla scuola di danza.<br />
<strong>Già da ora qualche amica comincia a non capire.</strong> Si domanda il perché di tanto impegno, tanto stress, tanta fatica. Si chiede perché Giulia si diverta ad andare avanti e indietro rinunciando a molte cose divertenti, quando basta apparire in una trasmissione tv o ancheggiare un po’ per raggiungere lo stesso obiettivo: uscire dalla mischia, avere un posto in prima fila. Si spendono milioni di euro in tv per valorizzare pupe, veline e anche velone. E si sbeffeggia più o meno involontariamente chi ha scelto un impegno, chi fa coscienziosamente il proprio lavoro. «Pagano ancora il sacrificio, lo studio, la fatica in questo Paese?», è la domanda che Giulia invia nel pozzo delle mail, cercando una non scontata risposta.<br />
<strong>C’era una come lei una volta a Milano. Era figlia di un tranviere.</strong> Coi sacrifici e con il talento è diventata Carla Fracci. Ma non c’è più il futuro di una volta, scrivono oggi i writer sui muri. Nel paradosso temporale di un graffito il semiologo Francesco Casetti legge il bisogno di un’aspettativa non banale. «Si invoca il futuro, che non c’è ancora, non a partire dal presente, ma dal passato che non c’è più. Ieri c’era il senso del domani: oggi questo senso manca. E si deve andare a ciò che non c’è più (lo ieri) per poter recuperare ciò che non c’è ancora (il domani)».<br />
<strong>Bisogna affidarsi alla memoria</strong>, allora, perché le opportunità non stanno nell’orizzonte geografico dei vari Nessuno che rumoreggiano dalle caselle della posta. Rispetto a ieri, la ragnatela di intrallazzi ha inquinato l’aria e ristretto i confini del galateo civico, come ha scritto Sergio Romano. «Il declivio del nostro vivere comune è intaccato dai comportamenti scorretti, a volte spregevoli, diventati prassi abituale», è la tesi di Maurizio Viroli, che alla decadenza delle buone pratiche ha dedicato una lunga riflessione e un libro dal titolo esplicito (La libertà dei servi, Einaudi).<br />
«<strong>Quando si dirà che c’è un Paese anche per i Nessuno che tirano la pialla</strong>?», sollecita una dottoressa che a quarant’anni ha strappato il contratto definitivo di assunzione. Le donne in medicina faticano parecchio a trovare un posto, scrive: quando sono brave e competitive, non allineate allo standard della rampante o dell’amica del boss, le stroncano subito. Se hanno dei figli vengono penalizzate. Se si danno troppo da fare vengono redarguite. Se non si allineano, sono emarginate. Il mobbing nei reparti è prassi abituale. Senza sponsor politici negli ospedali difficilmente si fa carriera&#8230;<br />
<strong>Si vagheggia un new deal civico, la scoperta di nuovi eroi.</strong> Si chiede un sussulto alla politica. Massimiliano Panarari, docente di Scienze politiche all’Università di Modena (L’Italia da Gramsci al gossip, Einaudi) profetizza l’abbattimento dell’impasto micidiale che alimenta la sottocultura e l’antipolitica. Ma non a breve: «La visione del mondo in Italia è basata troppo sull’irrealtà». Lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli è ancora più scettico: «Io ho paura che questa società non si domandi più nulla, chieda solo e soltanto tecnologia: la tecnologia svuota, modifica i comportamenti, ci indica quel che serve a sopravvivere bene ma non risolve il senso della vita. A poco a poco stiamo diventando dei primitivi tecnologizzati in una civiltà dell’ingiustizia».<br />
<strong>Poveri Nessuno, abbarbicati alla speranza di un Paese normale</strong> dove buongiorno, come diceva Zavattini, vuol dire davvero buongiorno. Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero, papà?».<br />
<strong>Bisogna forse dire «Basta!»</strong>, come fa il designer Giancarlo Iliprandi che dal Politecnico di Milano teorizza un movimento culturale per cambiare aria e mette tra i capifila un grande centenario come Gillo Dorfles. «Basta a quello che non ci piace/ Basta senza sporcare i muri/ Basta per comunicare la voglia di cambiare».<br />
<strong>O chiamarsi fuori</strong>, come Luca Goldoni, investigatore di lungo corso dei comportamenti nazionali, che a un certo punto si è reso conto di non abitare più nello stesso Paese in cui era nato. «È successo quando ho letto di una telefonata intercettata tra l’amica di un politico e un’ex compagna di classe in attesa di un provino tv. &#8220;Non c’era verso di farmi dare un contratto&#8221;, diceva una. E l’altra: &#8220;E come hai fatto a ottenerlo?&#8221;. &#8220;Non c’era modo di convincerlo&#8221;. &#8220;E allora?&#8221;. &#8220;E allora gliel’ho data&#8221;».<br />
<strong>Non importa chi sei, ma chi conosci, si filosofeggia dai blog studenteschi.</strong> Servirebbe un antivirus alla cultura della convenienza, «perché se non ricostruiamo una società fondata sui doveri reciproci non sapremo nemmeno più godere dei nostri diritti », spiega Viroli. Servirebbe qualche gesto di coraggio in un Paese ricattato dall’egoismo e dalle cricche. «Cominciamo a difendere i Nessuno mettendo qualche sassolino nelle scarpe dei grandi — dice don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus — e facciamo qualcosa per le vite di scarto, magari scuole per i bocciati da questo sistema poco umano, come don Milani a Barbiana». Esempi, responsabilità, impegno, pulizia morale: l’unico parametro legalmente riconosciuto non può essere quello del denaro, scrivono in tanti. Poi un cittadino indignato lascia cadere una domanda. «Chi è arrivato in alto con gli intrallazzi, può avere soprassalti morali?». Noi, come le formichine della Ortese, dobbiamo sperare. Ma è legittimo dubitare.</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="color: #003300; font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;">Giangiacomo Schiavi &#8211; Corriere della Sera</span></div>
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		<title>Un altro centrosinistra</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 22:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Meno politica e più politiche. Tre giorni per parlare di tasse, immigrazione, welfare, pmi, Europa, rapporti Nord-Sud. Senza tabù e senza reticenze, lanciando la sfida di riportare il Pd nel cuore di quel Nord in cui sembra, talvolta, che noi democratici abbiamo perso l’ambizione a un pieno diritto di cittadinanza (elettorale).
Questo si propone di essere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TA-22YL5teI/AAAAAAAAOKg/iHPsYrAv7bY/s1600/eletta2.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5480800316854744546" style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 140px; height: 193px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TA-22YL5teI/AAAAAAAAOKg/iHPsYrAv7bY/s400/eletta2.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-weight: bold;">Meno politica e più politiche.</span> Tre giorni per parlare di tasse, immigrazione, welfare, pmi, Europa, rapporti Nord-Sud. Senza tabù e senza reticenze, lanciando la sfida di riportare il Pd nel cuore di quel Nord in cui sembra, talvolta, che noi democratici abbiamo perso l’ambizione a un pieno diritto di cittadinanza (elettorale).<br />
Questo si propone di essere, nel prossimo weekend, la prima edizione di Nord Camp, organizzata dall’Associazione TrecentoSessanta. Un’occasione di dialogo franco e costruttivo dentro e fuori il nostro partito, per provare ad affrontare senza pregiudizi i temi decisivi dello sviluppo e del futuro.<br />
<span style="font-weight: bold;">Abbiamo pensato la nostra tre giorni anche come contributo</span> al percorso iniziato tutti insieme con l’Assemblea nazionale di maggio e che il prossimo 19 giugno, sui temi della politica economica, del lavoro e dello sviluppo, troverà, come ha annunciato ieri il segretario Bersani, un momento importante di mobilitazione per dare voce a tutti i protagonisti colpiti dalle scelte sbagliate del governo.<br />
A maggio l’Assemblea nazionale ci ha visto decisi e attivi sostenitori di un ulteriore cambio di marcia capace di &#8230; <span id="more-4136"></span>coinvolgere e attivare le tante forze positive che guardano con attenzione e disponibilità (anche se qualche volta con un po’ di apprensione) al Partito democratico. Crediamo sia utile dire che adesso è il momento di andare oltre gli schemi congressuali. <span style="font-weight: bold;"><br />
Parlare di università, lavoro, green economy</span> ci ha aiutato a dare un messaggio di reale unità e a recuperare in credibilità rispetto a un governo che nasconde le proprie inefficienze e la propria incapacità di operare vere riforme dietro il fumo di operazioni mediatiche efficaci solo nel breve periodo.<br />
Per questo continuiamo a scommettere sulla concretezza di scelte su cui costruire una nuova piattaforma di centrosinistra. Ci anima infatti, la convinzione che cambiare sia possibile e doveroso per un paese che continua a scaricare il prezzo delle sue crisi sempre sui soliti noti, in particolare quando sono giovani. Per questo ribadiremo che ridurre le tasse su chi lavora e produce è di centrosinistra se questo permette di spostare i carichi fiscali e investire su politiche di rilancio a favore dei meno tutelati. E diremo che anche tagliare la spesa pubblica improduttiva è di centrosinistra, perché vogliamo essere il partito che non vuole più stato ma uno stato migliore.<br />
<span style="font-weight: bold;">Così come distinguere tra immigrati che rispettano le regole</span> e quelli che non le rispettano, regioni meridionali che hanno saputo investire in maniera virtuosa le risorse europee e quelle che le hanno sprecate.<br />
Di questo e di tanto altro parleremo da domani fino a sabato a Vicenza e Verona, provando a riprendere l’idea di un «patto del merito» fra le migliori imprese, i giovani più meritevoli, le amministrazioni locali più virtuose. Chiederemo che vengano premiate, anche dalle scelte del governo, le realtà che possano costruire l’infrastruttura innovativa del paese del futuro, interloquendo con chi testimonia una capacità amministrativa virtuosa o con i sindaci che dimostrano come anche nel Veneto leghista si possa ancora vincere.<br />
Insieme a noi ci saranno giornalisti ed esperti, docenti e segretari di partito, militanti e giovani democratici. <span style="font-weight: bold;">Il tutto ricordando la lezione, in questo tempo attualissima</span>, di Beniamino Andreatta: «Se la politica tende a frantumarsi, non c’è altra risposta che dimostrare che essa possiede ancora in sé la dedizione, la volontà d’impegno, le risorse per concentrasi sui doveri che si hanno verso il paese di cui si è figli».</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="font-weight: bold; color: #003300; font-family: trebuchet ms;">Enrico Letta e Francesco Russo &#8211; Europa</span></div>
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		<title>La scure s&#8217;abbatte sui trasporti locali 3,5 miliardi in meno per i pendolari</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 21:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un fendente che taglia circa 3,5 miliardi di euro nel trasporto locale in Italia. Se la percentuale della riduzione secca dei trasferimenti alle Regioni verrà confermata e andrà ad alleggerire le risorse destinate a bus, metro e ferrovie locali, già dai prossimi mesi si vedranno i primi effetti negativi. La seconda parte del 2010 e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TBFNrWntT1I/AAAAAAAAOMw/3MWCj7gUsLk/s1600/ascia_tremonti.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481247628688445266" style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 180px; height: 180px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TBFNrWntT1I/AAAAAAAAOMw/3MWCj7gUsLk/s400/ascia_tremonti.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-weight: bold;">Un fendente che taglia circa 3,5 miliardi di euro nel trasporto locale</span> in Italia. Se la percentuale della riduzione secca dei trasferimenti alle Regioni verrà confermata e andrà ad alleggerire le risorse destinate a bus, metro e ferrovie locali, già dai prossimi mesi si vedranno i primi effetti negativi. La seconda parte del 2010 e il 2011 saranno lacrime e sangue, soprattutto per pendolari e studenti che rischiano di vedere scomparire fino ad un quarto dei servizi di trasporto oggi esistenti su strade e ferrovie.<br />
<span style="font-weight: bold;">Gli studenti di alcune regioni, come la Puglia</span>, saranno forse costretti a rinunciare al contributo che li aiuta a contenere i costi degli abbonamenti. Di sicuro i passeggeri dei convogli regionali di gran parte dello Stivale dovranno fare a meno dei (promessi) treni che dovevano andare a rinforzare il parco dei mezzi riservati ai pendolari e migliorare la qualità del viaggio. In molti altri casi saranno orari, corse, mezzi, il cosiddetto parco rotabile, a dover subire le modifiche più significative e dannose per chi prende i mezzi pubblici. Con la riduzione della frequenza &#8230;<span id="more-4134"></span>nei passaggi dei pullman che collegano più province o di autobus e metropolitane nei comuni.<br />
<span style="font-weight: bold;">La scure che sta per abbattersi sugli Enti locali, però, non colpirà tutti allo stesso modo. </span><span style="color: #cc0000;">Lombardia (e Milano) il Lazio (e Roma), la Puglia, la Campania (e Napoli)</span> in particolare soffriranno una diminuzione pesantissima, con fondi bloccati e rinnovamento del parco macchine rinviato sine die. Nel caso della Sicilia, potrebbero materializzarsi degli aggiustamenti sui prezzi dei biglietti in alcuni capoluoghi e sarà più difficoltoso raggiungere l&#8217;entroterra utilizzando le ferrovie. La Campania dovrà fare a meno di circa 420 milioni di euro tra 2011 e 2012 solo per il trasporto pubblico.<br />
<span style="font-weight: bold;">La Liguria, per contro, subirà minori tagli</span> rispetto ad altre Regioni meno fortunate. Tra queste la tartassata Toscana, che dei 500 milioni trasferiti fino ad oggi da Roma per il Tpl ne vedrà arrivare solo 300 dopo un taglio di 200 milioni. Un blocco pari al 40% del totale. A rischio anche gli attuali livelli tariffari. In Emilia Romagna, infine, la riduzione dei trasferimenti è prossima ad un quarto rispetto ad oggi.</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="font-weight: bold; color: #003300; font-family: trebuchet ms;">Repubblica.it</span></div>
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		<title>Nuove ragioni per resistere</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 21:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siccome diamo per scontato che il premier e i suoi consiglieri conoscano le date fondamentali della nostra storia (e diamo anche per scontato che il premier sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali), siamo obbligati a considerare non casuale la coincidenza tra il forsennato attacco alla Costituzione della Repubblica e il 70° anniversario della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TBE9q4MoC_I/AAAAAAAAOL4/jdrgxyiWwTw/s1600/concita_degregorio3.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481230028335746034" style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 150px; height: 215px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TBE9q4MoC_I/AAAAAAAAOL4/jdrgxyiWwTw/s400/concita_degregorio3.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-weight: bold;">Siccome diamo per scontato che il premier</span> e i suoi consiglieri conoscano le date fondamentali della nostra storia (e diamo anche per scontato che il premier sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali), siamo obbligati a considerare non casuale la coincidenza tra il forsennato attacco alla Costituzione della Repubblica e il 70° anniversario della mussoliniana dichiarazione di guerra.<br />
Anniversario a parte, le analogie sono tante. L&#8217;assoluta mancanza di rispetto per la Storia, la faciloneria nel liquidarne l&#8217;insegnamento. Il fastidio per le regole e l&#8217;illusione che un&#8217; idea dissennata diventi sensata solo perché sostenuta da una maggioranza urlante. Il disprezzo per le giovani generazioni e per la loro formazione.<br />
<span style="font-weight: bold;">Grazie alla nostra Costituzione, che la guerra ripudia,</span> non si possono più mandare i giovani al macello. Ma si possono distruggere le basi della loro formazione civile dileggiando la carta fondamentale. Che, come Silvio Berlusconi dovrebbe sapere, fu scritta facendo tesoro di quanto era accaduto dopo quel 10 giugno del 1940, perché non si ripetesse mai più.<br />
Conosciamo troppo bene la dinamica servile che s&#8217;innesca in queste circostanze. Ci sarà chi dirà che il discorso di ieri del premier è stato &#8220;frainteso&#8221;. Ci sarà qualcuno dei suoi lautamente stipendiati intepreti autentici che irriderà il nostro &#8230;<span id="more-4132"></span> disgusto. Lo sappiamo bene. Ma è un motivo in più per andare avanti.<br />
<span style="font-weight: bold;">Togliere significato alle parole &#8211; o, peggio, conferire al leader</span> una speciale immunità semantica (in aggiunta a quella giudiziaria) &#8211; è un altro modo per fiaccare e avvilire una democrazia. Perché la democrazia si fonda sul confronto delle idee e sul rispetto. Altra categoria che il nostro premier ignora come dimostra l&#8217;incredibile notizia emersa ieri: fin dal 25 maggio il consiglio dei ministri aveva deciso di porre la fiducia sulla legge-bavaglio. È ora chiaro con qualche convinzione la maggioranza abbia in queste settimane dialogato con le opposizioni.<br />
<span style="font-weight: bold;">Ieri abbiamo dato notizia del boom di iscrizioni di giovanissimi</span> all&#8217;Associazione nazionale partigiani. Prendono tutti la tessera da antifascista. L&#8217;aggettivo che il nostro premier non ha mai voluto pronunciare, ed è sempre più chiaro perché. Ecco un modo per rispondere e per cominciare a costruire un paese migliore. Con pacatezza, lucidità e coraggio cominciamo a pensarci tutti come moderni partigiani. La Resistenza non sia solo memoria del passato ma esercizio nel presente.</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="font-weight: bold; color: #003300; font-family: trebuchet ms;">Concita De Gregorio &#8211; L&#8217;Unità</span></div>
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		<title>In nome di quale Progresso vale la pena morire, e soprattutto vivere</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 21:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La risibile condanna dei responsabili della strage di Bhopal (quindicimila vittime, 3500 morte subito, le altre dopo una lunga e miserabile agonia) ha una sua esemplarità e ha un suo merito. Ci ricorda brutalmente chi sono i veri padroni del pianeta: i consigli di amministrazione, i comitati d&#8217; affari, i grandi capitalisti che le caricature [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TBFG7rvLveI/AAAAAAAAOMg/UDrM8-Py14E/s1600/amaca.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481240212653456866" style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 140px; height: 123px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TBFG7rvLveI/AAAAAAAAOMg/UDrM8-Py14E/s400/amaca.jpg" border="0" alt="" /></a>La risibile condanna dei responsabili della strage di Bhopal (<span style="font-weight: bold;">quindicimila vittime, 3500 morte subito, le altre dopo una lunga e miserabile agonia</span>) ha una sua esemplarità e ha un suo merito. Ci ricorda brutalmente chi sono i veri padroni del pianeta: i consigli di amministrazione, i comitati d&#8217; affari, i grandi capitalisti che le caricature di un secolo fa disegnavano con la marsina e il cilindro, e oggi governano il mondo senza nemmeno la fatica di incarnare personalmente il potere, ombre nascoste dietro il logo di multinazionali e aziende-Stato più forti delle leggi , più veloci dei controlli, più agili e fantasiose di qualunque leadership politica. Quindicimila morti sono un bilancio da campo di sterminio. Ma siamo talmente assuefatti al dominio del profitto da non stupirci per una sentenza che, di fatto, consegna quei morti alla casistica degli incidenti di percorso. Se almeno il percorso avesse una sua direzione condivisa e comprensibile, potremmo armarci di cinismo e dire che quei bruciati, quegli asfissiati, quegli accecati, erano il prezzo da pagare al Progresso. Ma né la Union Carbide, né alcuno dei satrapi del profitto, è in grado di farsi in strada in mezzo ai cadaveri, salire su una sedia e spiegarci, piangendo per la vergogna, in nome di quale Progresso vale la pena morire, e soprattutto vivere.</p>
<div style="text-align: justify;">
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="font-weight: bold; font-family: trebuchet ms;">Michele Serra &#8211; Repubblica</span></div>
</div>
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		<title>Il Pd in convento</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 21:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evidentemente, al Pd amano la riservatezza. Hanno deciso di praticare la discrezione ed il riserbo così come i monaci la regola dell’ora et labora. Guai a rischiare di infastidire gli italiani. Rifuggire dalla tentazione diabolica di comparire sugli schermi tv o sulle pagine dei giornali. Primo comandamento: lasciare in pace gli elettori. Forse non sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TA-1pJFnYRI/AAAAAAAAOKY/jVFjZXlayxc/s1600/logo_pd_dub_p.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5480798989951918354" style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 150px; height: 122px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TA-1pJFnYRI/AAAAAAAAOKY/jVFjZXlayxc/s400/logo_pd_dub_p.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-weight: bold;">Evidentemente, al Pd amano la riservatezza. </span>Hanno deciso di praticare la discrezione ed il riserbo così come i monaci la regola dell’ora et labora. Guai a rischiare di infastidire gli italiani. Rifuggire dalla tentazione diabolica di comparire sugli schermi tv o sulle pagine dei giornali. Primo comandamento: lasciare in pace gli elettori. Forse non sarà questa la spiegazione ma ce ne deve pur essere una alla assenza del Pd dal sistema dei media quando il governo sta propinando al paese una manovra correttiva da 24 miliardi di euro. Una presenza del segretario ad un talk show, una o due interviste del suo vice e poco altro in quasi venti giorni (da quando cioè il decreto legge stava per approdare in consiglio dei ministri ad oggi) <span style="font-weight: bold;">non si possono proprio definire una strategia comunicativa efficace</span>. E, mai come questa volta, non è che mancasse il “cosa dire” o una sostanziale condivisione nel gruppo dirigente: una manovra iniqua; una manovra motivata non dal crack della Grecia ma dagli errori del governo; un governo che fa retromarcia sulla lotta all’evasione ripristinando gli &#8230; <span id="more-4139"></span>strumenti di Prodi e Visco; una manovra che mette in ginocchio gli enti locali alla faccia del federalismo; una manovra che costringe comuni e regioni a mettere le mani nelle tasche degli italiani e via su questa strada. E anche sul “che fare” c’era da dire: ad esempio abbassare le tasse sui redditi da lavoro e su impresa alzando quelle sulle rendite finanziarie e da capitale. Insomma: non era nemmeno difficile! E invece no. Critiche e idee del partito democratico uno se le deve andare a cercare nei pastoni dei pezzi radio-tv e della carta stampata.<br />
<span style="font-weight: bold;">Il Pd non sa che dire? Sbagliato. Sa ma non dice. </span>Nel senso che “non dice” come oggi va detto. Questo è il problema. Che non è di strategia comunicativa o di marketing politico.<br />
Forse è una questione più di fondo che prima o poi andrà affrontata in quanto vitale per la stessa funzione politica del Partito democratico: come vive un partito oggi, come regola il suo rapporto con l’opinione pubblica, come tiene vivi i canali che alimentano il consenso, come sta dentro la società che vuole rappresentare. Domande parecchio impegnative. Se hai cose da dire, e queste cose non raggiungono l’opinione pubblica, non entrano nelle case delle persone, allora il loro rilievo nella competizione politica ne esce ridimensionato, come capita anche al partito che, nell’opinione generale, appare sprovvisto di cose da dire. Questo è il tempo delle opinioni pubbliche e la politica vive nel tempo che le è dato, con gli occhi aperti sul presente e non rivolti al passato. <span style="font-weight: bold;">Naturalmente esistono vari modi di soddisfare la sete di sapere dell’opinione pubblica </span>e non tutti condividono lo stesso tasso di moralità e quindi scegliere si può e si deve. Ma il silenzio non è una scelta. Se non in convento.</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="font-weight: bold; color: #003300; font-family: trebuchet ms;">Guelfo Fiore &#8211; Europa</span></div>
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		<title>Tempo pieno alle elementari, è caos &#8220;Non c&#8217;è posto per 150mila bambini&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 22:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre 150 mila bambini di prima elementare restano fuori dal tempo pieno e fioccano le proteste dei genitori. Ma il ministro dell&#8217;Istruzione, Mariastella Gelmini, spiazza tutti. &#8220;Aumenta il tempo pieno nella scuola italiana: nel prossimo anno scolastico saranno attivate 782 classi a tempo pieno in più, per un totale di 37.275 classi. E per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TA4x1hkfu7I/AAAAAAAAOHo/nJ81jiu3VsA/s1600/scuola4.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5480372592170744754" style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 160px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TA4x1hkfu7I/AAAAAAAAOHo/nJ81jiu3VsA/s400/scuola4.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-weight: bold;">Oltre 150 mila bambini di prima elementare</span> restano fuori dal tempo pieno e fioccano le proteste dei genitori. Ma il ministro dell&#8217;Istruzione, Mariastella Gelmini, spiazza tutti. &#8220;Aumenta il tempo pieno nella scuola italiana: nel prossimo anno scolastico saranno attivate 782 classi a tempo pieno in più, per un totale di 37.275 classi. E per il secondo anno consecutivo aumentano gli alunni che potranno usufruire di questo quadro orario&#8221;. In effetti, come sostiene la ministra, le classi a tempo pieno cresceranno, ma le prime (quelle condizionano le scelte anche per gli anni successivi) in moltissime realtà sono in netto calo.<br />
<span style="font-weight: bold;">Così le proteste non si placano, perché dopo il boom dell&#8217;anno scorso</span> (1.505 prime classi a tempo lungo in più dell&#8217;anno precedente) quest&#8217;anno la scure del ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, si è abbattuta sulle prime classi, chiudendo le porte a migliaia di famiglie. A Milano, per due giorni, insegnanti e famiglie hanno dato vita alla &#8220;protesta festosa anti-Gelmini&#8221;: saranno almeno 3 mila i piccoli fuori dal tempo lungo. A Roma, le famiglie deluse saranno 4 mila. Nella Capitale, la protesta è partita dalle scuole che si sono viste tagliare le prime a tempo pieno: 4, anziché 6 al Principe di Piemonte e alla Leonardo da Vinci. Mentre una &#8230;<span id="more-4141"></span>delegazione di genitori del circolo Iqbal Masih nei giorni scorsi si è incatenata davanti ai locali dell&#8217;Ufficio scolastico provinciale (l&#8217;ex provveditorato). A Firenze il comune pensa a un servizio di &#8220;custodia&#8221; post-scuola per i bambini a cui sarà negato il tempo prolungato, ma occorrono 300 mila euro. E a Bologna, i genitori hanno impacchettato le scuole con volantini e manifesti facendo partire la campagna &#8220;Tutti devono sapere&#8221; e il 10 giugno torneranno a protestare. Lo slogan è: &#8220;La scuola non è finita&#8221;.<br />
<span style="font-weight: bold;">Dopo la comunicazione degli organici relativi al prossimo anno</span>, la protesta si è allargata in quasi tutte le città italiane: Torino, Napoli, Bari, Palermo. Con l&#8217;occupazione simbolica degli uffici scolastici provinciali e degli uffici scolastici regionali ad opera della Flc Cgil, supportata da genitori e insegnanti. Ma, se il tempo pieno aumenta, come afferma la Gelmini, allora, perché i genitori protestano? A spiegarlo è Giuseppe Adernò, preside dell&#8217;istituto comprensivo Parini di Catania che ieri, dopo avere invitato la ministra a presiedere l&#8217;evento, ha sorteggiato i posti a tempo pieno. &#8220;Nel corrente anno scolastico &#8211; spiega Adernò &#8211; all&#8217;Istituto Parini sono state attivate due classi a tempo pieno, servizio molto apprezzato dai genitori dei 50 bambini frequentanti. Per il prossimo anno le richieste sono aumentate a 77. Pertanto &#8211; prosegue &#8211; sono state richieste tre prime classi a tempo pieno&#8221;. Ma sugli organici della scuola elementare incombe come un macigno il taglio di 8.709 cattedre. &#8220;In prima battuta &#8211; prosegue Adernò &#8211; non sono state autorizzate prime a tempo pieno nel mio istituto e solo dopo tante richieste ne è &#8220;arrivata&#8221; soltanto una&#8221;.<br />
<span style="font-weight: bold;">In provincia di Milano ne salteranno 154, tra Roma e provincia 97</span> e a Palermo trovare una prima a tempo pieno sarà una specie di lotteria: appena 9 classi in tutto. E coloro che non avranno il tempo pieno a settembre, non lo otterranno neppure nelle classi successive. Il calo delle prime a tempo pieno è solo la punta dell&#8217;iceberg di un servizio richiesto in massa soprattutto dai genitori che lavorano, ma che il governo lesina. Per comprenderlo basta confrontare due dati. Gli alunni della scuola materna (ora dell&#8217;Infanzia) che fruiscono del tempo lungo (Tempo normale) sono 90 su 100, ma quando si accede all&#8217;elementare la percentuale precipita al 27%. Il calcolo è abbastanza semplice e dice che circa 150 mila bambini ogni anno restano fuori dal tempo pieno. Ecco spiegate proteste e sorteggi.</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="font-weight: bold; color: #003300; font-family: trebuchet ms;">Salvo Intravaia &#8211; Repubblica</span></div>
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		<title>«A tagliare così capaci anche i bambini»</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 00:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il segretario del Pd non ha dubbi: il suo partito voterà «no» alla manovra. Di più, Pier Luigi Bersani accusa Tremonti di aver avuto un atteggiamento schizofrenico in politica economica e punta l’indice contro il premier e il ministro dell’Economia, che hanno agito «fuori da ogni logica costituzionale».
Onorevole Bersani, il Partito democratico accusa il governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TAKLbB_tTfI/AAAAAAAAN8Y/Zcne3lDdnHk/s1600/bersani_2.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5477093393344318962" style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 150px; height: 196px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TAKLbB_tTfI/AAAAAAAAN8Y/Zcne3lDdnHk/s400/bersani_2.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-weight: bold;">Il segretario del Pd non ha dubbi</span>: il suo partito voterà «no» alla manovra. Di più, Pier Luigi Bersani accusa Tremonti di aver avuto un atteggiamento schizofrenico in politica economica e punta l’indice contro il premier e il ministro dell’Economia, che hanno agito «fuori da ogni logica costituzionale».<br />
<span style="font-weight: bold;">Onorevole Bersani, il Partito democratico accusa il governo Berlusconi di non aver fatto una manovra strutturale.</span><br />
«Prima di parlare di questo dobbiamo chiederci perché si fa la manovra. Non può passare in cavalleria il fatto che essa sia il frutto amaro di due anni di politica economica sbagliata».<br />
<span style="font-weight: bold;">Beh, veramente è l’Europa che chiede a tutti i Paesi di mettere i conti a posto, non è una sortita di Berlusconi e Tremonti.</span><br />
«L’Europa fa bene a chiedere di mettere i conti a posto. Ma se non li abbiamo a posto è totale responsabilità del governo. Al contrario degli altri governi europei quello italiano non ha speso nulla né per stimolare l’economia, né per salvare le banche. Per quale motivo ora dobbiamo fare un’altra manovra? Ha detto che andava tutto bene, ci ha raccontato un sacco di frottole e ha aumentato la spesa corrente, diminuito gli investimenti, abbassato la crescita, consentito minori entrate fiscali e non ha fatto nessuna riforma. Questo è il punto da cui partire: quello che &#8230;<span id="more-4124"></span>hanno raccontato loro presentandoci questa manovra è un insulto alla verità».<br />
<span style="font-weight: bold;">Tornando al merito della manovra economica varata dal governo, qual è il suo giudizio, onorevole Bersani?</span><br />
«Tornando al merito, questa manovra bombarda i redditi medi e bassi, ma non risolve il problema dei conti pubblici, per cui tra un anno, o anche meno, saremo da capo a dodici».<br />
<span style="font-weight: bold;">Quali riforme strutturali avreste introdotto voi?</span><br />
«La riforma del fisco, le liberalizzazioni, riforme che incidano sulla pubblica amministrazione ».<br />
<span style="font-weight: bold;">Può fare degli esempi concreti, tanto perché si capisca, altrimenti, come sempre nella politica, si rischia di perdersi nelle parole?</span><br />
«Prima di tutto spostare il carico su rendite, ricchezze ed evasione e alleggerirlo su imprese, lavoro e famiglie. Quanto alla pubblica amministrazione ci vogliono piani industriali, se ad esempio si abolisce il pubblico registro automobilistico ottieni dei risultati. Se fai dei proclami sui fannulloni i risultati non ci sono».<br />
<span style="font-weight: bold;">Il presidente del Consiglio sostiene che però il suo governo, nonostante la manovra, ha mantenuto la parola data e non ha aumentato le tasse.</span><br />
«Che senso ha dire queste cose quando in termini di minori sevizi ho dei tagli alle retribuzioni e tutto finirà addosso alle tasche dei redditi medi e bassi? Oppure quando non dai più un’occhiata a quel che fanno le assicurazioni, al prezzo della benzina o alle farmacie? La verità è che questo governo non ha mai avuto una politica economica, ma solo una politica di bilancio che è cosa assai diversa. Anche un bambino è capace di fare i tagli lineari».<br />
<span style="font-weight: bold;">La manovra economica del governo Berlusconi «toglie» anche alle Regioni e agli enti locali. Il giudizio del suo partito su questa operazione?</span><br />
«È un’operazione che si rivelerà o una catastrofe o un’illusione. Vuol dire togliere soldi all’istruzione, alla formazione professionale, ai servizi sociali, alle piccole imprese e ai trasporti. Uno che ha i redditi di Berlusconi non avrà niente di cui preoccuparsi ».<br />
<span style="font-weight: bold;">Altro capitolo cruciale, le pensioni. Non sarebbe ora di allungare l’età pensionabile, o non si può dire perché si teme il giudizio degli elettori?</span><br />
«Il vero problema è un altro: c’è un’intera generazione che rischia di non avere una pensione dignitosa. Bisogna rivedere il sistema e, a parità di costi, impostare le cose per ottenere che anche questa gente abbia una pensione dignitosa in futuro».<br />
<span style="font-weight: bold;">A questo punto, onorevole Bersani, visto i giudizi che ha dato finora, sembra inutile chiederle se vi asterrete sulla manovra.</span><br />
«Quando un sarto per due anni sbaglia il vestito noi non ci aspettiamo che con delle correzioni, anche positive, il vestito possa andar bene. Certo, in Parlamento presenteremo le nostre correzioni, partendo dall’idea di ottenere delle risorse dai redditi da capitale finanziario e utilizzarle per detassazioni finalizzate all’assunzione di giovani a tempo indeterminato e di potenziare gli strumenti della lotta contro l’evasione ».<br />
<span style="font-weight: bold;">Si è capito: no, no e ancora no. Però anche Tremonti dice di voler potenziare la lotta all’evasione.</span><br />
«Figuriamoci: questo è un governo che ha fatto un condono fiscale vergognoso, tassando solo il cinque per cento chi doveva pagarne il 40. Non avremmo avuto la manovra se avessero fatto le cose per bene. E, a proposito di condoni, vogliamo parlare di quello edilizio che hanno intenzione di fare?».<br />
<span style="font-weight: bold;">Il Partito democratico discuterà questa manovra con le forze sociali? Sono già previsti degli incontri, delle iniziative?</span><br />
«Prima dobbiamo veder bene la manovra. Le carte sono state cambiate tante volte e solo alla fine le hanno portate alla firma del presidente della Repubblica. Nessuno finora ha mai saputo bene chi ha fatto la manovra, che cosa veramente è stato varato in Consiglio dei ministri. È una vergogna, è una roba fuori da ogni logica costituzionale. È solo spiegabile con le loro risse interne e con le loro lotte di potere».<br />
<span style="font-weight: bold;">Lei è molto duro con Tremonti, eppure il ministro dell’Economia sembra non dispiacere a una parte della sinistra.</span><br />
«C’è stato un po’ di conformismo attorno alle manovre tremontiane. Un errore. Il ministro dell’Economia fa mostra di avere una filosofia cosmica catastrofista e poi segue le indicazioni ottimistiche, azzurrine come il cielo che fa da sfondo alle sue conferenze stampa, di Berlusconi. È una sorta di dissociazione schizofrenica».<br />
<span style="font-weight: bold;">Tra un po’ comincerà il solito tormentone, lei è pronto, segretario? Tutti le chiederanno se il Partito democratico aderirà o meno allo sciopero generale della Cgil e alla manifestazione del 12 giugno».</span><br />
«Noi faremo come sempre. Andiamo alle nostre manifestazioni. Quanto a quelle organizzate da altri, se hanno delle piattaforme coerenti con i nostri programmi, allora i dirigenti e i militanti del Partito democratico saranno presenti».</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="font-weight: bold; color: #003300; font-family: trebuchet ms;">Maria Teresa Meli &#8211; Corriere della Sera</span></div>
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		<title>Perché ci serve uno shock generazionale</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 00:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Balliana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La proposta del PD, approvata dall’Assemblea nazionale la scorsa settimana, di dare uno “shock generazionale” all’università anticipando la data di pensionamento obbligatorio dai 72 ai 65 anni ha sollevato un vespaio di polemiche, a dimostrazione che il ricambio generazionale è molto più facile a dirsi che a farsi. Devo dire subito che, non foss’altro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TALHx0RmRAI/AAAAAAAAN-A/HSrE-vqGNR0/s1600/ivan_scalfarotto.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5477159755495916546" style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 150px; height: 193px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Uyg4PGQbob4/TALHx0RmRAI/AAAAAAAAN-A/HSrE-vqGNR0/s400/ivan_scalfarotto.jpg" border="0" alt="" /></a><span style="font-weight: bold;">La proposta del PD, approvata dall’Assemblea nazionale</span> la scorsa settimana, di dare uno “shock generazionale” all’università anticipando la data di pensionamento obbligatorio dai 72 ai 65 anni ha sollevato un vespaio di polemiche, a dimostrazione che il ricambio generazionale è molto più facile a dirsi che a farsi. Devo dire subito che, non foss’altro che per esserne vittima, in linea di massima detesto le generalizzazioni e gli stereotipi, e trovo che tutte le discriminazioni siano odiose, incluse quelle basate sull’età. Se potessi scegliere il paese dove vivere, me ne andrei in un posto dove ciascuno viene valutato secondo le sue capacità e dove ogni posto di lavoro viene assegnato a chi lo merita di più, che sia uomo o donna, bianco o nero, giovane o vecchio. <span style="font-weight: bold;">L’assenza di discriminazioni, infatti, è possibile soltanto</span> in un mondo rigidamente meritocratico, dove a ciascuno vengono attribuite responsabilità soltanto sulla base del proprio valore individuale e dove nessuno viene aprioristicamente considerato idoneo o non idoneo ad ottenere un lavoro, esercitare un diritto o svolgere una funzione sulla base delle caratteristiche che il senso comune gli attribuisce in quanto appartenente a una categoria. Un mondo senza stereotipi, dove non è vero che le donne sono tutte sensibili e gli uomini tutti competitivi, gli svizzeri &#8230;<span id="more-4126"></span>tutti precisi e gli spagnoli tutti appassionati, gli anziani tutti equilibrati e maturi e i giovani… beh, i giovani loro-sì-che-ci-sanno-fare-col-computer.<br />
<span style="font-weight: bold;">Ma l’Italia non è questo posto: </span>è un posto dove i giovani, più di tutti, sono aprioristicamente discriminati ed esclusi. Basti pensare a quanti lavoratori oggi sotto i trentacinque anni hanno la realistica attesa di una pensione o possono acquistare una macchina a rate senza farsi firmare una fidejussione dei genitori. O basti pensare che a 45 anni gente come Maria Chiara Carrozza, la presidente del Forum del PD sull’Università (una “nuova leva”, secondo la definizione di Mario Pirani), figli grandi e una brillante carriera alle spalle, deve lottare per quello che io chiamo scherzosamente il “diritto alla mezz’età”, che poi è semplicemente il diritto al rispetto che si deve a chi in ogni parte del mondo sarebbe considerato nel pieno della maturità, magari in grado di formare e guidare un governo come accade a Londra, a Washington o a Madrid.<br />
<span style="font-weight: bold;">L’Italia, e non solo la sua università</span>, ha disperatamente bisogno di uno shock generazionale. Che non vuol dire “rottamare” gli anziani, al contrario. L’esperienza è una risorsa rara e preziosa che può essere utilizzata in mille modi o maniere. Ma un paese che si rispetti ha il dovere di investire sul proprio futuro e di consentire un fisiologico ricambio nell’esercizio delle responsabilità. Ciascuno è figlio del proprio tempo: se sei cresciuto e ti sei formato quando le mogli erano assoggettate ai mariti per legge, puoi decidere di elaborare il concetto della parità dei generi o puoi decidere di farne a meno e tenerti i tuoi punti di riferimento. Il rischio che si corre avendo un premier di 74 anni è che capiti di essere governati da uno che quello sforzo possa aver ben deciso di non farlo, e si vede qual è il ruolo delle donne in questo paese: quest’anno siamo al 72° posto nel Gender Gap Index del World Economic Forum, saldamente dopo il Botswana (39°) e l’Uzbekistan (58°). Complimenti.<br />
<span style="font-weight: bold;">Per lo stesso motivo non è pensabile che il sapere</span> in questo paese sia trasmesso quasi esclusivamente da persone che si sono formate prima dell’invenzione della telescrivente. Andare in pensione a 65 anni è un destino normale per ogni lavoratore (establishment a parte, si intende) e comunque, se vivessimo in un sistema davvero basato sul merito individuale, non sarebbe difficile identificare quei talenti straordinari che a 65 anni meritassero di restare in servizio per continuare a servire didattica e ricerca: Rita Levi Montalcini esempio tra tutti. In un sistema sano e che tiene in qualche modo in conto il proprio futuro si dovrebbe poter fare affidamento su un contratto a tempo indeterminato a 30 anni e, eventualmente, godere di un contratto di consulenza a 70: l’Italia è il luogo dove accade incredibilmente il contrario. Bisogna invertire questa tendenza, non c’è altra scelta.</p>
<div style="text-align: right;">Fonte: <span style="font-weight: bold; color: #003300; font-family: trebuchet ms;">Ivan Scalfarotto &#8211; IlPost.it</span></div>
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